Rimane alta l'attenzione a Paliano sul progetto dell'impianto a biometano in località Castellaccio, dopo la decisione del Comune di rinunciare al ricorso al Consiglio di Stato in seguito alla sentenza del Tar del Lazio favorevole alla società proponente "Ingegneria sostenibile". La vicenda, al centro del dibattito nella Valle del Sacco e nell'area nord della Ciociaria, torna così a infiammare confronto pubblico e richieste di trasparenza.
Le richieste dell'opposizione
Il gruppo consiliare "Gruppo Insieme Paliano" ha protocollato un'interrogazione rivolta al Sindaco, chiedendo se il procedimento sia stato riaperto, quali atti siano seguiti alla sentenza e quali misure il Comune intenda adottare per la tutela del territorio e dei residenti. Nel comunicato diffuso sui social, il gruppo sottolinea: "Su una questione così importante, non possono esserci silenzi", richiamando la necessità di trasparenza, informazione e rispetto per i cittadini come "fondamentali strumenti di democrazia". L'iniziativa si inserisce nel solco del loro appello: "Nessun silenzio su questioni vitali".
I numeri e le criticità del progetto
L'impianto, destinato al trattamento di rifiuti agricoli e alimentari per produrre biometano e fertilizzanti, prevede a regime 85.000 tonnellate annue, pari a circa 230 al giorno, con un flusso stimato di una quarantina di camion. L'area interessata è Tre Ponti, al km 56,00 della via Casilina, tra Amasona, Castellaccio e San Bartolomeo di Anagni. Comitati e residenti, tra cui il gruppo di Colleferro e i cittadini della zona Carcavella, segnalano l'ingresso "sotto curva", la presenza di terreni privati lungo la viabilità e per un secondo varco, la cancellazione di una collina verde e presunti mancati rispetti urbanistici, paesaggistici e idrogeologici. Vengono inoltre indicati il posizionamento dei silos a ridosso del Fosso dell'Asino, rischi antincendio, odori e la vicinanza di abitazioni, con una casa a 30 metri.
Un iter tra pas e ricorsi
La procedura era partita nel 2022 con la procedura abilitativa semplificata e il meccanismo del "silenzio assenso". A inizio 2024 l'ufficio tecnico comunale ha bloccato l'iter, poi la società ha ottenuto il via libera del Tar. I cittadini ricordano dinamiche analoghe per tre progetti simili ad Anagni, Genazzano e Ferentino.