Crescono gli accessi al Pronto Soccorso dell’ospedale Grassi di Ostia. Nei primi otto mesi scarsi del 2026 gli arrivi in ambulanza e quelli autonomi hanno registrato un aumento significativo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, confermando una pressione crescente sulla struttura di emergenza-urgenza. Torna così il tema del ruolo della medicina territoriale: dalle Case della Comunità all’assistenza domiciliare, l’obiettivo è intercettare e gestire fuori dall’ospedale i bisogni sanitari che non richiedono un intervento urgente.
Ostia, boom di accessi al pronto soccorso del Grassi: oltre 33mila nei primi otto mesi del 2026
Per quanto riguarda gli accessi in ambulanza, si è passati dai 10.285 delle prime 34 settimane del 2025 ai 11.149 dello stesso periodo del 2026, con un incremento di 864 accessi. Oltre il 70% dei pazienti arrivati in ambulanza è poi rientrato a domicilio. A crescere maggiormente sono stati i codici azzurri, aumentati di 703 unità rispetto all’anno precedente.
Ancora più consistente l’incremento degli accessi autonomi. Nei primi 34 settimane del 2025 erano stati 19.911, mentre nel 2026 sono saliti a 22.658, con 2.747 accessi in più. Anche in questo caso il dato più significativo riguarda i codici azzurri, cresciuti di 1.467 unità. Il 92% dei pazienti arrivati autonomamente al Pronto Soccorso è stato dimesso con rientro a domicilio.
Rafforzare l'integrazione tra ospedale e medicina territoriale
Numeri che, secondo Giulio Maria Ricciuto, direttore della UOC Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso dell’ospedale Grassi, devono essere osservati con attenzione. «Il Pronto Soccorso è il luogo della risposta all'emergenza-urgenza. Ma se il numero degli accessi cresce si corre il rischio che la struttura possa soffrirne nella sua capacità operativa, logistica e organizzativa, essendo utilizzata anche per problemi che invece possono e devono trovare soluzioni sul territorio con altri servizi», spiega Ricciuto.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto i tempi di attesa. Un Pronto Soccorso sovraccarico significa anche una maggiore pressione su medici, infermieri e operatori sanitari e può rendere più complessa la gestione dei pazienti. Per questo, secondo Ricciuto, è necessario rafforzare l'integrazione tra ospedale e territorio. «Un Pronto Soccorso è forte se inserito in una rete territoriale altrettanto forte, - spiega Ricciuto - che permetta di dirottare in ospedale soltanto quelle situazioni che richiedono realmente un intervento urgente e indirizzando così i bisogni non emergenziali verso la medicina territoriale, che mai come in questo periodo è stata dotata di strumenti capaci di fornire risposte adeguate alle esigenze del territorio».
«Parlo delle Case della Comunità, per esempio, - aggiunge i direttore della UOC Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso dell’ospedale Grassi - strutture nelle quali è presente ogni tipo di attività capace di farsi carico di quelle situazioni sanitarie non da Pronto Soccorso, senza dimenticare che i cittadini hanno a disposizione anche il numero telefonico 116117 con il quale un team di esperti guida alla ricerca delle cure mediche non urgenti e altri servizi sanitari territoriali».
Frequent users, nell'ultimo anno almeno quattro accessi in Pronto Soccorso per 1.820 persone
Tra i dati che emergono dall’attività del Grassi c’è inoltre quello dei cosiddetti frequent users, pazienti che nell’arco di un anno hanno effettuato almeno quattro accessi in Pronto Soccorso. Sono 1.820 quelli individuati nell’ultimo anno nella struttura di Ostia. I loro nominativi verranno segnalati ai medici di medicina generale, così da valutare l’eventuale predisposizione di percorsi assistenziali specifici.
«Questa è la vera sfida: ospedale e territorio non sono realtà separate, ma parti di un unico sistema», conclude Ricciuto. In questa direzione si inserisce anche il Piano di Gestione del Flusso di Ricovero deliberato dalla Regione, che prevede strumenti e azioni per ridurre la pressione sui Pronto Soccorso, ottimizzare l’assistenza ospedaliera e rafforzare l’integrazione con i servizi territoriali.