L’ospedale Grassi di Ostia, struttura della Asl Roma 3, ha eseguito per la prima volta un intervento di denervazione delle arterie renali su un paziente poco più che sessantenne con ipertensione arteriosa resistente alle terapie farmacologiche. L’operazione, mirata a un controllo duraturo dei valori pressori e alla riduzione dei rischi correlati, rappresenta un passaggio significativo per la cardiologia del litorale romano.
Il team e il caso clinico
L’intervento è stato condotto dall’Unità operativa complessa di Cardiologia del Grassi, guidata dalla dottoressa Sabina Ficili, con il dottor Fabio Ferranti, responsabile dell’Unità operativa semplice Utic (Terapia intensiva cardiologica). Il caso è stato individuato durante il percorso clinico per un problema coronarico, poi trattato con angioplastica, che ha portato a diagnosticare l’ipertensione refrattaria ai farmaci.
La procedura
“Si tratta di una procedura invasiva che viene fatta mediante l’applicazione di una energia a radio frequenza sulle diramazioni dell’arteria renale ed è finalizzata alla denervazione delle afferenze del sistema nervoso simpatico – spiega la dottoressa Ficili – Una procedura eseguita per la prima volta all’ospedale Grassi in paziente affetto da ipertensione arteriosa non controllata dal trattamento farmacologico. Parliamo di pazienti che praticamente non rispondono più alla terapia medica convenzionale”.
“Attraverso l’arteria femorale - continua Ficili - viene inserito un catetere che arriva direttamente alle diramazioni dell’arteria renale. Arrivati a quel punto si eroga radiofrequenza con inattivazione delle afferenze nervose. Di fatto togliamo la causa che provoca l’iperattività del sistema nervoso simpatico che manda impulsi all’arteria che, in caso di ipertensione, si vasocostringe facendo aumentare la pressione”.
Esiti e benefici clinici
L’operazione è durata novanta minuti in sedazione profonda. Il paziente è stato dimesso dopo tre giorni con un beneficio clinico immediato: “Il paziente ora prende un solo farmaco invece che quattro - precisa la dottoressa -. La sua pressione è stabilizzata sul valore di 120/70. Una situazione che si mantiene nel tempo, testimoniata da studi nazionali e internazionali che attestano che per dieci anni la pressione si mantiene stabile. È un’operazione che ci permette anche di fare prevenzione perché riusciamo a limitare rischi cardiovascolari, cerebrovascolari e nefrovascolari perché, ricordiamolo, l’ipertensione è un fattore di rischio per cervello, cuore e reni”.
La selezione dei pazienti
La dottoressa Ficili evidenzia la necessità di un inquadramento accurato prima dell’indicazione: “non può fare chiunque - sottolinea Ficili - ma va eseguito dopo un’attenta opera di screening e valutazione dei singoli . Il paziente era giunto nel nostro ospedale per un problema coronarico che è sfociato poi in un’angioplastica. È stato lì che ci siamo accorti anche del problema dell’ipertensione. Ora sta bene, la qualità della sua vita decisamente migliorerà”.
Con questo primo caso, il Grassi di Ostia amplia l’offerta di terapie avanzate per l’ipertensione refrattaria, ponendo un’attenzione specifica alla prevenzione delle complicanze su cuore, cervello e reni nel territorio di Roma e del Lazio.