L’esperienza del parto rappresenta un momento unico nella vita di una donna, ma talvolta possono insorgere difficoltà che rendono necessario un intervento medico. Quando il bambino incontra ostacoli nella sua discesa lungo il canale del parto o mostra segni di sofferenza durante le contrazioni, il medico deve valutare il modo migliore per garantire un parto sicuro. In questi casi, le soluzioni più comuni sono il parto cesareo o, se il bambino è già abbastanza avanzato nel canale del parto, l’uso della ventosa ostetrica per facilitarne l’uscita.
Un nuovo approccio per ridurre i cesarei
Presso il Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, si sta registrando un calo significativo dei parti cesarei grazie a un’ostetricia sempre più personalizzata. L’ospedale ha adottato un modello assistenziale che pone al centro la madre e il bambino, valutando attentamente ogni caso per ridurre il numero di interventi chirurgici non strettamente necessari. L’obiettivo è promuovere il parto naturale quando possibile, evitando il ricorso al cesareo se non è indispensabile per la sicurezza della madre e del neonato.
L’importanza della personalizzazione del parto
Il nuovo approccio ostetrico si basa su un monitoraggio costante e su tecniche mirate per accompagnare la donna nel travaglio in modo sicuro e meno invasivo. Se il bambino mostra segni di difficoltà ma si trova già in una fase avanzata del parto, l’équipe medica può ricorrere a strumenti come la ventosa ostetrica, un dispositivo che aiuta a completare la nascita senza la necessità di un intervento chirurgico. Questo metodo, quando utilizzato con criterio e in condizioni controllate, permette di ridurre il numero di cesarei e di favorire un recupero più rapido per la madre.
Tullio Ghi, ordinario di Ginecologia e ostetricia all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc di Ostetricia e patologia ostetrica della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, ha dichiarato in merito: “L'impiego della ventosa, in mani esperte e in sale parto adeguatamente attrezzate ha un tasso di successo molto alto. Tuttavia, c'è una piccola quota di casi in cui questa modalità di intervento fallisce; il medico non riesce ad estrarre il bimbo con la ventosa e si deve ricorrere ad un taglio cesareo d'emergenza, procedura che prevede l'estrazione dall'addome del feto e può esporre ad un maggior rischio di traumatismo la madre e il bimbo stesso, già incanalato nel canale del parto". "Tra i fattori di rischio che contribuiscono a questa rara eventualità del fallimento del parto operativo con la ventosa - prosegue Ghi - il principale è una malposizione del bambino che, anziché avere la nuca (l'occipite) posizionato anteriormente, cioè verso la sinfisi pubica, ha l'occipite posizionato posteriormente, verso l'osso sacro della mamma. In questi casi, la probabilità di fallimento del parto operativo con la ventosa è molto più alta".