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Operazione antidroga a Roma: chi è Raffaele Pernasetti, ex Banda della Magliana, detto "Er Palletta"

Operazione antidroga a Roma: chi è Raffaele Pernasetti, ex Banda della Magliana, detto "Er Palletta"

Immagine Adnkronos

Operazione dei carabinieri a Roma con 13 arresti per traffico di droga. Tra i fermati c’è Raffaele Pernasetti, 75 anni, ex elemento di spicco della Banda della Magliana, che secondo l’accusa procurava decine di chili di stupefacenti fra hashish e cocaina per un’organizzazione attiva nella Capitale.

Le indagini tra San Basilio, Testaccio e Trullo

Monitorando i movimenti di Pernasetti, detto “Er Palletta”, e i contatti con il gruppo di San Basilio riconducibile a Rosario Morando, esponente della famiglia di ’ndrangheta di Platì, gli investigatori sono risaliti a un ristorante di Testaccio frequentato quasi ogni giorno dall’ex affiliato. Da lì è emersa la struttura di vertice di una rete finalizzata al traffico di stupefacenti operativa nel quartiere Trullo.

Nell’ordinanza del gip viene indicato al vertice Manuel Severa, “che gestiva la compravendita della droga mentre Pernasetti aveva il ruolo di intermediario per l'acquisto e il rifornimento, svolgendo la funzione di broker e sfruttando la sua vasta rete di conoscenza nel settore del narcotraffico, in cui godeva della fiducia e rispetto, conquistati nel corso degli anni”. Secondo gli inquirenti, l’ex membro della Banda avrebbe fornito all’organizzazione oltre 10 chili di hashish.

Il profilo giudiziario di Pernasetti

Pernasetti vanta un lungo passato criminale. Entrato giovanissimo nelle batterie dedite alle rapine gravitanti attorno a Enrico De Pedis, detto Renatino, ne divenne uomo di fiducia e braccio armato. Nel 1977 entrò nel nucleo storico della Banda della Magliana, contribuendo ai canali di approvvigionamento di droga e al controllo delle attività illecite nei quartieri di Trastevere, Testaccio, Torpignattara e Centocelle.

Nel 1998 la Prima Corte d’Assise d’Appello di Roma lo condannò all’ergastolo dopo le dichiarazioni del pentito Maurizio Abbatino. Sospettato di sette omicidi, fu condannato in primo grado a quattro ergastoli, con tre assoluzioni in Appello. Nell’ottobre 2000, con sentenza della Corte d’Assise di Roma divenuta irrevocabile nel 2002, è stato riconosciuto colpevole di omicidio in concorso (commesso il 24 novembre 1981), associazione per delinquere, violazioni sugli stupefacenti e detenzione e porto illegale di armi; non venne riconosciuta l’associazione mafiosa per l’intera Banda, pena di 30 anni.

Nell’ottobre 2002 si consegnò al carcere di Prato. Nel 2011 ottenne la semilibertà dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze, lavorando di giorno in un ristorante di Testaccio all’epoca del fratello. Fu definitivamente scarcerato nel giugno 2016, anche in virtù dell’indulto del 2006.