All'alba di oggi è stata eseguita un'ordinanza di arresto a carico di Raffaele Pernasetti, 76 anni, detto «Er Palletta», già uomo di fiducia di Enrico De Pedis, e di Simone Di Matteo, in relazione alla gambizzazione del 25 marzo 2024 alla Magliana. Nell'inchiesta figurano anche Marco Casamatta e Fabio Postumi, indicati tra i presunti esecutori e l'autista. Secondo gli atti, il movente sarebbe il recupero di un credito di 28mila euro per una partita di droga.
L’agguato in officina
La vittima, Walter Garofalo, è stata colpita alle gambe all'interno di un'officina in via Pian Due Torri. «Intorno alle 9 ero nell’officina di via Pian Due Torri e sulla strada ho notato venire nella mia direzione un uomo completamente mascherato che impugnava una pistola. Si è avvicinato velocemente e mi ha sparato tre colpi alle gambe». Gli aggressori si allontanarono a bordo di una Panda nera.
Le indagini: ricostruzioni e riprese
La scena è stata ricomposta grazie alle testimonianze raccolte sul posto e alle telecamere di sicurezza. Decisiva, per la Direzione distrettuale antimafia, la confessione di Marco Casamatta al pm Mario Palazzi (ora procuratore a Viterbo): «In questo periodo, mentre vendo hashish, mi occupo di recuperare i soldi del debito di Garofalo — dice Casamatta "Fiore", 45 anni — senza che neanche Pernasetti me lo chiedesse e senza avere un tornaconto economico. La prima volta lo massacro di botte e gli metto una pistola in bocca a un bar della Magliana. La seconda volta con Di Matteo (detto Pio Pio, 45 anni anche lui, ndr), gli spariamo due colpi con una 7,65».
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Il quadro criminale e le contestazioni
Casamatta si riferisce a Pernasetti come a «lo zio» e colloca altri incontri in un bar su via Portuense. «Dopo qualche mese — continua Casamatta — comunico a Pernasetti che voglio chiudere questa faccenda perché c’avevo messo la faccia davanti a tutti e volevo gambizzare Garofalo. Lui non mi ha detto nulla però neanche di non farlo “a me basta che mi dai 9mila euro, il resto non mi interessa”». Garofalo risulta legato a Marcello Colafigli, detto er Bufalo, detenuto dal 2024 a seguito di una separata operazione del Nucleo investigativo dei carabinieri. Il gip Tiziana Coccoluto ha riconosciuto l'aggravante del metodo mafioso, trovando riscontro anche in un'intercettazione della vittima: «Se non pago, succede la guerra».