Il giudice per le indagini preliminari Paolo Romano ha convalidato il fermo di Gaetano Mattiuzzo, 21 anni, e ha disposto la custodia cautelare in carcere per il presunto coinvolgimento nell’omicidio di Ibrahim Dibba. Secondo il provvedimento, il quadro indiziario è ritenuto solido e permane un concreto pericolo di fuga, nonostante il giovane si sia presentato spontaneamente in Questura dopo alcuni giorni di irreperibilità.
Il provvedimento del gip
Il gip ha motivato la decisione richiamando gli elementi raccolti dagli inquirenti e soffermandosi sulla condotta dell’indagato nelle ore successive al delitto. In particolare, il giudice sottolinea: “un’indole spregiudicata e senza scrupoli, desumibile anche dalla evidente freddezza e lucidità con la quale ha accompagnato l’esecutore materiale del delitto presso l’abitazione di OMISSIS, al fine di approntare le prime operazioni indirizzate a far perdere le loro tracce”.
Per il magistrato, l’età anagrafica non attenua la gravità della condotta contestata. Viene infatti richiamato che emerge “il quadro di una personalità incline alla violenza e priva di freni inibitori, ciò che lascia presagire come analoghi comportamenti possano essere dall’indagato reiterati”.
I motivi della custodia cautelare
Nel provvedimento il giudice afferma che il rischio di fuga è attuale e concreto. Non solo per la severità delle contestazioni, ma per una serie di circostanze puntualmente indicate. La valutazione, si legge, deriva “da circostanze specifiche e individualizzanti quali il tempestivo sviluppo delle indagini e la rapida esposizione pubblica di fondamentali elementi di conoscenza, la disponibilità in capo al Mattiuzzo di una stabile rete relazionale e logistica, capace di assicurare vie di allontanamento e luoghi di appoggio e, come detto, dalla effettiva condizione di irreperibilità dell’indagato nei giorni immediatamente successivi all’omicidio”.
In questo quadro, la scelta della custodia in carcere viene ritenuta dallo stesso gip proporzionata e necessaria rispetto alle esigenze cautelari indicate.
Il contesto ricostruito dagli inquirenti
Secondo il giudice, l’omicidio va inquadrato in una dinamica ritorsiva legata a un episodio avvenuto la notte precedente. Nel provvedimento si legge che il delitto è stato “un pianificato strumento di ritorsione nei confronti di chi aveva osato sfidare un membro della famiglia Di Silvio” facendo riferimento allo schiaffo che, stando alle ricostruzioni, Ibrahim Dibba avrebbe dato a un sedicenne. In tale contesto, la presenza di Mattiuzzo – indicato come cugino degli altri due indiziati – viene valutata in termini di partecipazione consapevole all’azione.
Il gip sottolinea che la posizione del ventunenne “non può ritenersi casuale né estemporanea” poiché lo ritiene “certamente a conoscenza dell’episodio pregresso e dei successivi sviluppi… ha consapevolmente partecipato all’azione omicidiaria, quanto meno contribuendo, con la propria presenza, a rafforzare il proposito criminoso degli altri concorrenti”.
Gli spostamenti dopo il delitto
Un passaggio centrale della decisione riguarda quanto accaduto subito dopo l’omicidio. Per il gip, Mattiuzzo avrebbe mantenuto un atteggiamento definito “freddo” e “lucido”, sostenendo il presunto autore materiale nello sforzo di sottrarsi alle indagini. Rilevante, al riguardo, la valutazione del giudice: “un’indole spregiudicata e senza scrupoli, desumibile anche dalla evidente freddezza e lucidità con la quale ha accompagnato l’esecutore materiale del delitto presso l’abitazione di OMISSIS, al fine di approntare le prime operazioni indirizzate a far perdere le loro tracce”.
Il magistrato rimarca inoltre che la temporanea irreperibilità del giovane nelle ore successive abbia confermato la capacità di appoggiarsi a una rete logistica idonea a favorire l’allontanamento, elemento richiamato espressamente tra le ragioni del pericolo di fuga.
La linea difensiva e la facoltà di non rispondere
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Gaetano Mattiuzzo, assistito dagli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una scelta prevista dall’ordinamento, che la difesa ha esercitato nell’interesse dell’indagato e che non incide, secondo il giudice, sulla tenuta degli elementi indiziari finora raccolti.
Resta dunque ferma, al momento, la valutazione cautelare disposta dal gip Paolo Romano, mentre le indagini proseguono per ricostruire ogni fase della vicenda e il ruolo attribuito ai diversi soggetti coinvolti. La decisione interviene a conferma delle misure già adottate e riafferma, nelle motivazioni, l’esigenza di impedire possibili condotte elusive.
Il caso, che ha scosso la comunità di Latina, continua a essere seguito con attenzione dagli inquirenti. Le motivazioni del gip ribadiscono la natura gravemente indiziaria delle contestazioni e inquadrano la posizione del ventunenne in un perimetro di responsabilità che, allo stato, la Procura considera coerente con gli atti d’indagine. La custodia cautelare in carcere resta pertanto confermata, in attesa dei successivi sviluppi processuali.