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Martin Scorsese presidente onorario dei David: il legame con Roma

Martin Scorsese presidente onorario dei David: il legame con Roma

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Martin Scorsese ha accettato l'incarico di presidente onorario dei David di Donatello, offerto dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli, consolidando un rapporto profondo con Roma e con i suoi protagonisti. Un legame nato sullo schermo con il Neorealismo e cresciuto tra set, amicizie e luoghi della Capitale.

Un incarico che rafforza la vicinanza alla Capitale

L’investitura ai David di Donatello, massimo riconoscimento del cinema italiano, affida a Scorsese il ruolo di ambasciatore ideale della Città Eterna. In passato il regista aveva spiegato: «C'è un'energia unica nelle strade di Roma – affermava Scorsese in un’intervista di qualche mese fa -, qualcosa che ti fa sentire protetto». E ancora: «Mi ricorda la Little Italy della mia infanzia, dove le radici erano forti e tutto si risolveva parlando in strada o davanti a un piatto di cibo. La romanità è questa incredibile capacità di non perdere mai il senso di umanità e di comunità, anche nel caos più totale».

Le radici italiane e l’impronta del Neorealismo

Cresciuto a New York in un contesto permeato da cultura italiana, Scorsese scoprì Roma attraverso i capolavori di Roberto Rossellini, da «Roma città aperta» a «Paisà». Il regista ha ricordato l’incontro col maestro avvenuto proprio in città: «Lo incontrai per strada a Roma, per caso. Ci fermammo a parlare e lui, con quella tipica e disarmante schiettezza romana, mi guardò e mi disse che a lui l'arte in sé non interessava affatto, perché il suo unico vero scopo, quando faceva un film, era educare e istruire le persone».

Cinecittà, Ferretti e la New York ricreata a Roma

Nel 2000 Scorsese scelse Cinecittà per «Gangs of New York», rinunciando agli effetti digitali per ricostruire la metropoli ottocentesca all’interno degli studi romani. Il sodalizio con lo scenografo Dante Ferretti e la costumista Francesca Lo Schiavo, nato su quei set, resta un punto fermo. Come ha spiegato il regista: «I film italiani in bianco e nero che vedevo in televisione da bambino mi hanno letteralmente formato – le parole di Scorsese - . Mostravano un calore, un'onestà e un'umanità viscerale che nelle produzioni hollywoodiane dell'epoca non esistevano. Quei film mi hanno fatto capire chi ero, da dove venivo e, soprattutto, hanno deciso per me che avrei fatto il regista».

Amicizie, memoria e luoghi del cuore a Roma

L’amore per la Capitale si è nutrito di stime e confronti con autori italiani: dai fratelli Taviani a Giuseppe Tornatore, dal riferimento spirituale di Pasolini fino all’attenzione per il realismo di Matteo Garrone e all’ammirazione reciproca con Paolo Sorrentino. Vive inoltre un rapporto operativo con Gian Luca Farinelli, direttore artistico dei David e guida della Cineteca di Bologna, con cui collabora ai restauri attraverso The Film Foundation.

Roma, per Scorsese, è anche abitudini e affetti: l’Hotel Hassler come quartier generale, passeggiate tra il Rione Monti e visite al Colosseo con la famiglia. A tavola, il ritorno alle origini passa per Trastevere e la storica Taverna Trilussa, tra mozzarella di bufala e pasta alla carbonara, simboli di una identità suggellata dal passaporto italiano ottenuto nel 2018.