L’ampiezza delle sfide dell’oggi e del domani impone una mobilitazione generale di diversi attori, pubblici e privati. Affrontare temi come le migrazioni, la sicurezza alimentare, la salute, la creazione di impiego, fino alla transizione energetica, significa rispondere alle grandi questioni che affliggono ancora oggi il mondo intero. E se voltarsi dall’altra parte sembrerebbe essere la cosa più semplice da fare, in realtà non lo è, e non è neanche giusto.
Ai microfoni di Radio Roma, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, ricorda gli otto operatori della Mezzaluna rossa palestinese che sono stati uccisi a sangue freddo. Lui, che è stato presidente della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Ifrc) dal 2017 al 2023, parla di crimini di guerra e di violazione imperdonabile del diritto internazionale. Alla domanda “come si sente guardando determinate situazioni di conflitto?”, il presidente risponde: “Vedo un arretramento del diritto, vedo un rischio barbarie. La conquista del diritto internazionale a livello umanitario è una conquista di civiltà. Dirò una cosa forte: perché nascono le regole del diritto internazionale umanitario? Perché a un certo punto si prende atto che, ahimè lo dico con dolore, le guerre sono inevitabili perché in alcune situazioni la natura dell’uomo è una natura violenta, anche se questo non è giustificabile. Gli Stati hanno, quindi, regolamentato le guerre, guerre in cui i civili non devono essere toccati, in cui le infrastrutture civili devono essere rispettate, in cui c’è la necessità di garantire dei diritti fondamentali della persona anche in una situazione di conflitta armato. Tutto questo, per la maggior parte, è saltato nel silenzio della comunità internazionale. I giovani si indignano, parte della comunità si indigna, tra l’altro in una maniera che a me dispiace perché sembra essere una battaglia di parte, cioè oggi essere a tutela del diritto internazionale umanitario sembra essere diventata una battaglia partigiana. Non è così. Questo è un patrimonio comune che va difeso.”
Queste le parole a margine dell’inaugurazione di Codeway Expo, evento - organizzato da Fiera Roma e Internationalia dal 14 al 16 maggio - la cui parola chiave è “insieme” e che risponde, con più di 50 panel e mettendo insieme soggetti diversi, alla necessità di trasformare i grandi obiettivi globali in opportunità concrete di sviluppo condiviso.
E sono tante le realtà che nel loro piccolo, che tanto piccolo non è, svolgono un ruolo centrale nelle cooperazione allo sviluppo sostenibile.
“IFAD è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si impegna nella trasformazione delle comunità agricole nei Paesi in via di sviluppo – ha detto ai microfoni di Radio Roma Flavia Cialfi, procurement consultant per IFAD -. Questo perché tre quarti della povertà risiede proprio nelle zone rurali, nei Paesi in via di sviluppo. IFAD si impegna - attraverso investimenti - nella trasformazione di queste comunità rurali, della loro economia, del food system, con una particolare attenzione alle questioni di genere e di sostenibilità.”
Ci sono, poi, delle emergenze cosiddette “dimenticate” che però fanno molto rumore se le si ascolta veramente, una delle quali “forse la più grave al momento per l'entità, è il Sudan – ha dichiarato Emanuela Cutelli, Responsabile comunicazione per l’Italia del WFP -. C'è un'emergenza fame in Sudan: parliamo di circa la metà della popolazione, quindi di 26 milioni di persone (più o meno la metà della popolazione italiana), soffre gravemente la fame. C'è bisogno dell'aiuto di tutti.” Per questo il World Food Programme sostiene una campagna fino a fine maggio per cui, per aiutare, basta chiamare il 45502. In Sudan un pasto può fare la differenza tra la vita e la morte.
