Da qualche tempo a questa parte si parla dello stato di salute della scuola e, non da ultimo, su quanto sia ancora oggi un ascensore sociale. Per alcuni, questo ruolo non è più riconosciuto alla scuola e, quindi, l’ascensore si sarebbe fermato, anche in virtù di un divieto che fa molto discutere come quello sull’utilizzo dei telefoni, per cui vietare non è sinonimo di educare. Ma non è l’unica polemica con la quale si ritorna sui banchi e questa volta la stessa arriva direttamente dai presidi: alcuni sentono la necessità di schierarsi e di approfondire tematiche legate agli eventi geopolitici che caratterizzano i nostri giorni ma l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio ha diramato una comunicazione “riservata” ai dirigenti scolastici, che con un atto di denuncia è diventata di dominio pubblico, e che ha fatto indignare e non poco i diretti interessati.
La comunicazione che ha scatenato la polemica
"La rilevanza degli eventi geopolitici in corso è una tematica su cui si invitano le SS.LL. a garantire la massima serenità nell’organizzazione di occasioni di confronto e di dibattito nell’ambito delle occasioni didattiche. Tanto premesso, è necessario sottolineare l’esigenza di assicurare le specificità dei luoghi e dei momenti della vita scolastica, quali le riunioni degli organi collegiali, che devono essere esclusivamente finalizzate alla trattazione delle tematiche relative al buon funzionamento dell’istituzione scolastica e sottratte a qualunque altra finalità".
Questo è il testo a cui si fa riferimento. Per provare a capire di più le ragioni della polemica, abbiamo scambiato due parole con Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi (ANP) di Roma, il quale ha tenuto a specificare per prima cosa che “lo scalpore lo ha creato in alcuni ‘ingenui’ il fatto che sia scritto comunicazione ‘riservata’: comunicazione riservata non vuol dire che è segreta, ma vuol dire che non deve essere, per esempio, pubblicata all'albo e non deve essere diffusa al di là degli ambiti di lavoro.”
Dopo questa premessa, la domanda era inevitabile. Come mai questo scalpore attorno alla circolare? “Lo scalpore deriva dal fatto che la circolare ha richiamato quelli che sono degli obblighi di legge, cioè quando si parla di educazione alla legalità, noi ci riempiamo la bocca con gli studenti, ma dobbiamo pensare che l'educazione alla legalità vale anche per noi adulti, soprattutto per le istituzioni. Il fatto di dire che non si debbano introdurre argomenti di natura politico-partitica nell'ambito del collegio docenti, è un modo da una parte di richiamare la norma per il collegio docenti che ha tutt’altre funzioni; e poi, secondo me, c'è anche una ragione di opportunità. Immagini un collegio docenti dove qualcuno è a favore dell'Ucraina e qualcun altro è contro l'Ucraina, quindi a favore di Putin… Viene fuori la rissa e il collegio docenti non deve essere luogo della rissa”.
L’invito dell’Ufficio Scolastico Regionale ha fatto e sta facendo molto discutere, un invito rivolto ai dirigenti scolastici per far sì che i collegi dei docenti non diventino arene in cui discutere di temi di natura geopolitica. Ma gli spazi di democrazia ci sono, a disposizione sia degli studenti sia dei docenti sia dei collaboratori, rassicura Rusconi, il quale ribadisce che le istituzioni sono regolate per legge e hanno una liturgia.
“Spazi di democrazia ci sono, fermo restando che ad esempio, aver mantenuto un minuto di silenzio in tutte le scuole per le varie guerre, mi sembra una cosa anche opportuna. I ragazzi, già dalle scuole medie, devono imparare a comprendere che il mondo è complesso e che la geopolitica è una scienza inesatta e quindi dedicare un minuto di silenzio alle guerre è giuso. Un po' come ha fatto il Papa. Ma le guerre non sono solamente Gaza: le guerre vuol dire l'Ucraina, il Darfur”.
Ed è proprio di qualche giorno fa, la testimonianza di una dirigente scolastica di un istituto romano che raccontava al preside Rusconi che “durante il collegio docenti, si sono avvicinati due sindacalisti interni che chiedevano di poter discutere di un manifesto pro-Gaza. La preside ha detto che non era quello il luogo opportuno e che dopo cinque minuti sarebbe finito il collegio. Dopo avrebbero potuto discuterne avendo a disposizione tutto lo spazio”.
