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Lazio, giovani in calo: Viterbo tra le più penalizzate

Lazio, giovani in calo: Viterbo tra le più penalizzate

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Nel Lazio il numero di giovani continua a ridursi, con effetti più marcati fuori dalla Capitale. Un’elaborazione della Cgil di Roma e Lazio su dati Istat rileva tra il 2019 e il 2026 una diminuzione di 28.029 residenti tra i 18 e i 35 anni, pari al -2,6%, segnale di un territorio sempre più diviso tra l’area metropolitana e le province.

Numeri in calo nel Lazio

Viterbo è tra le realtà più penalizzate, con -5,3% nella fascia 18-35 e un saldo migratorio negativo di 1.825 under 40. La contrazione è più severa a Frosinone con -13,5%, mentre Rieti segna -5,2% e Latina -5,1%. Roma limita la perdita a -0,6%. “Il dato regionale nasconde una frattura territoriale sempre più profonda. Se Roma contiene la perdita (-0,6%), nelle altre quattro province si registra uno svuotamento molto più marcato”. Secondo il sindacato questi andamenti confermano “ancora una volta un Lazio a doppia velocità”.

Flussi migratori e Roma

La dinamica non riguarda solo la demografia, descritta come “in linea con tendenze nazionali di lungo periodo”. Tra il 2019 e il 2024 la provincia di Roma registra un saldo positivo di 22.161 giovani tra 18 e 39 anni, mentre tutte le altre province risultano in perdita: Frosinone -6.169, Latina -4.303, Rieti -1.992 e Viterbo -1.825. A livello estero il saldo per il Lazio è negativo per 14.194 giovani, “che conferma - evidenzia il sindacato - una fuoriuscita di giovani che va oltre il riequilibrio interno regionale”.

Lavoro giovanile, segnali deboli

Il quadro occupazionale resta fragile. A fine 2025 il tasso di occupazione 15-29 anni si ferma al 29,2%, in linea con il 2018. “Per chi resta - afferma la Cgil - la situazione non migliora, a dimostrazione della natura temporanea e precaria della nuova occupazione generata nel periodo successivo alla pandemia”. Il dato femminile scende al 25,8%, sotto i livelli del 2018, con un divario di genere di 6,6 punti. Rallenta anche la diminuzione dei Neet.

L’appello del sindacato

La Cgil richiama la necessità di un cambio di passo. “È certamente importante - conclude la Cgil - che, dopo la pandemia, si sia registrata una riduzione sostenuta, determinata quasi esclusivamente dall'aumento della partecipazione all'istruzione e alla formazione, ma le donne continuano a essere le più penalizzate e in alcune fasce di età si registra persino una contrazione dell'occupazione. A questi dati, che certificano l'aumento delle disuguaglianze di opportunità nella regione, occorre rispondere con un modello di sviluppo diverso per i nostri territori, in grado di affrontare le tante crisi aziendali e di settore in corso, contrastare le disuguaglianze e creare occupazione stabile e di qualità”.