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Lazio prima regione in Italia per numero di corpi non identificati

Lazio prima regione in Italia per numero di corpi non identificati

cimitero Laurentino - immagine di repertorio

In Italia il fenomeno dei corpi non identificati continua a rappresentare una grave emergenza sociale e istituzionale. Secondo i dati più recenti aggiornati al 30 aprile 2025, nel nostro Paese si contano 1108 corpi mai riconosciuti né reclamati da familiari o conoscenti. Il Lazio guida questa tragica classifica con 269 salme anonime, delle quali ben 251 rinvenute nella Capitale. I resti vengono spesso ritrovati in contesti degradati o abbandonati e, in assenza di identificazione, vengono seppelliti a spese dei Comuni. Per contrastare questo fenomeno, nove regioni hanno aderito a un protocollo nazionale finalizzato alla raccolta di dati genetici e particolari distintivi per restituire un’identità alle vittime ignote.

Il Lazio detiene il primato nazionale di corpi non identificati

La regione Lazio risulta essere, secondo le statistiche ufficiali, il territorio con la più alta concentrazione di cadaveri senza identità in Italia. Con 269 casi documentati, di cui 251 soltanto a Roma, il numero supera significativamente quello delle altre regioni. Seguono Latina con 11 corpi, Viterbo con 5 e Rieti con 2.

Questi numeri riflettono una realtà sommersa fatta di drammi umani mai risolti. Le vittime, spesso senza documenti o in avanzato stato di decomposizione, vengono scoperte in ambienti urbani marginalizzati come binari ferroviari, fabbricati in disuso o aree rurali isolate. L’identificazione diventa così un’operazione complessa che richiede il coinvolgimento di istituzioni locali, medici legali e forze dell’ordine.

Il protocollo nazionale per il riconoscimento dei corpi anonimi

Per affrontare in modo sistematico la questione delle salme senza nome, è stato avviato un protocollo interregionale che coinvolge attualmente nove regioni: Lombardia, Lazio, Liguria, Abruzzo, Puglia, Molise, Basilicata, Toscana e Sardegna. Il Lazio è stato il secondo territorio a inserirsi in questo piano, che mira a costruire un archivio genetico centralizzato.

Dopo il rinvenimento di un cadavere non reclamato, gli operatori raccolgono campioni biologici da inserire nella banca dati del DNA. A questo si affianca la catalogazione di oggetti personali, segni particolari, tatuaggi o elementi che possano favorire una futura identificazione. Tutto il procedimento si svolge con la supervisione delle Prefetture e delle autorità sanitarie.

Sepoltura a carico del Comune: costi e gestione delle vittime ignote

Quando un corpo rimane senza nome e nessuno lo rivendica, spetta al Comune in cui avviene il ritrovamento farsi carico delle spese funerarie. Le salme vengono sepolte in appositi settori dei cimiteri comunali, talvolta con una semplice targa identificativa numerica.

Questa procedura, oltre al dolore umano implicito, comporta anche un onere economico rilevante per le amministrazioni locali. Ogni sepoltura include costi per il trasporto, l’autopsia, l’eventuale conservazione temporanea nei frigoriferi mortuari e infine la tumulazione. L’assenza di identità non annulla il dovere di garantire dignità al defunto, ma evidenzia le difficoltà organizzative e finanziarie per i piccoli Comuni.

Le altre regioni italiane: confronto e dati aggiornati

Dopo il Lazio, la Lombardia è la seconda regione con più corpi non identificati, registrandone 180. Segue la Puglia con 65 salme anonime. All’estremo opposto si colloca il Molise, con un solo caso documentato. La disparità territoriale dipende da diversi fattori: la densità abitativa, il numero di persone senza fissa dimora, la presenza di flussi migratori irregolari e il livello di organizzazione delle autorità locali nel gestire i casi di scomparsa.

L’obiettivo del protocollo è quello di estendere progressivamente la rete a tutte le regioni italiane, rendendo uniforme il sistema di identificazione e offrendo una possibilità di chiusura ai familiari delle persone scomparse.