Dal primo ottobre scatta nel Lazio la nuova organizzazione della medicina generale, definita dall’Accordo integrativo regionale firmato nella sede di via Cristoforo Colombo dal presidente Francesco Rocca e dalle sigle sindacali Fimmg, Snami, Fmt e Smi. Il testo, composto da 48 pagine con allegati, arriva all’unanimità dopo un confronto serrato e introduce un modello che punta a rafforzare il territorio e a ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso.
Cosa prevede l’intesa
L’accordo individua quattro assi portanti: parità di trattamento economico tra chi è già in servizio e i nuovi incarichi, maggiori tutele per eventi di vita privata e professionale, valorizzazione economica della professione e integrazione con le Case di comunità e i servizi territoriali. L’impegno nelle strutture avverrà nell’ambito delle 38 ore settimanali, senza ricorrere all’obbligo rigido delle 6 ore previste dall’accordo nazionale.
Organizzazione sul territorio
Le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) garantiranno la continuità assistenziale dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, con strumenti di primo livello come ecografi, spirometri ed elettrocardiografi. La Regione ha previsto uno stanziamento complessivo di 50 milioni, destinato sia alle dotazioni tecnologiche sia alla retribuzione. Nelle ore notturne, nei festivi e nei fine settimana la copertura sarà assicurata dalle oltre 80 Case di comunità hub (una per ogni distretto sanitario, in continuità con le ex guardie mediche), operative 24 ore su 24.
Le voci dei protagonisti
I rappresentanti sindacali sottolineano il cambio di passo: «si era partiti da posizioni totalmente diverse — hanno affermato — ma alla fine abbiamo raggiunto un accordo innovativo che valorizza il ruolo dei medici di medicina generale, anche all’interno delle Case di comunità». Soddisfazione anche dal presidente della Regione: «Sono molto soddisfatto del frutto dell’intenso lavoro di questi mesi — ha confermato il governatore Rocca — ma il nostro obiettivo è sempre stato quello di dare le migliori risposte possibili ai cittadini e la piena operatività delle 135 Case di comunità aperte a oggi nel Lazio».
Obiettivo: alleggerire i pronto soccorso
La riorganizzazione punta a potenziare prevenzione e presa in carico, con la medicina di iniziativa e la promozione di corretti stili di vita. «In questo modo puntiamo anche ad alleggerire il carico dei pronto soccorso, eliminando gli accessi impropri», ha precisato Rocca. «Oggi il 40 per cento di chi accede in pronto soccorso è un codice bianco o verde — ha concluso il presidente — e circa la metà viene dimesso senza aver avuto bisogno di nemmeno un approfondimento diagnostico».