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Lauree magistrali cliniche, oltre 3.300 candidature per 759 posti: l’appello di Nursing Up su ruoli e contratti

Oltre 3.300 candidature per 759 posti nelle lauree magistrali cliniche. Nursing Up chiede ruoli, autonomia e un percorso contrattuale adeguato nel SSN.

Lauree magistrali cliniche, oltre 3.300 candidature per 759 posti: l’appello di Nursing Up su ruoli e contratti

Immagine generata con AI

Roma, 27 settembre 2026. Il debutto dei nuovi percorsi di lauree magistrali cliniche infermieristiche registra un interesse superiore alle attese, con oltre 3.300 candidature per 759 posti disponibili nei 13 atenei che hanno attivato i corsi. La media nazionale supera le quattro domande per ogni posto, con una forte concentrazione verso gli indirizzi di Cure intensive ed emergenza e un significativo peso per Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità. Il terzo indirizzo riguarda le Cure neonatali e pediatriche.

I numeri indicano una professione che continua a investire in modo deciso nella propria crescita. Gli infermieri scelgono la formazione avanzata e puntano su competenze cliniche di livello superiore, ma la sfida ora riguarda l’assetto organizzativo e contrattuale chiamato a valorizzarle pienamente.

In una nota, Nursing Up sintetizza il momento con parole nette: «OLTRE 3.300 CANDIDATI PER 759 POSTI. STIAMO FINALMENTE SEMINANDO COMPETENZE: MA DOBBIAMO PREPARARE IL TERRENO PER NON SPRECARLE».

I numeri della domanda e gli atenei coinvolti

I dati diffusi dalle segreterie didattiche delineano un quadro omogeneo: candidature elevate in tutti gli atenei che hanno attivato i corsi, con circa il 60% delle domande orientate verso l’area delle Cure intensive e dell’emergenza e il 30% sulle Cure primarie e sull’Infermieristica di famiglia e comunità. Resta ben identificato anche l’indirizzo in area neonatale e pediatrica, che completa l’offerta formativa.

La fotografia è quella di un sistema che sta consolidando percorsi di alta specializzazione clinica. Resta però decisivo il passaggio successivo: tradurre le competenze maturate nel percorso universitario in ruoli, funzioni e responsabilità riconosciute nei servizi.

Le richieste di Nursing Up e l’intervento di De Palma

La posizione del sindacato professionale è chiara già nell’impostazione: «DE PALMA: «LO STATO DA TEMPO INVESTE NELLA FORMAZIONE, GLI INFERMIERI INVESTONO SEMPRE PIU’ IN TERMINI DI RISORSE, STUDIO E SACRIFICI. ORA SERVONO RUOLI, FUNZIONI E UN INQUADRAMENTO CONTRATTUALE DEGNO DI TAL NOME. L'EUROPA LO FA DA DECENNI: PER LE FIGURE MAGISTRALI CLINICHE VA QUINDI COSTRUITO UN PERCORSO CONTRATTUALE IDONEO NELL'AREA DELLA DIRIGENZA».

Il Presidente Nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma, rilancia l’urgenza di un allineamento tra formazione e organizzazione: «GLI INFERMIERI SONO PRONTI E LO SONO DA TEMPO, ORA DEVE ESSERLO IL SISTEMA».

«Non possiamo chiedere agli infermieri di investire ancora su se stessi per poi non costruire le condizioni necessarie a mettere a frutto quelle competenze», afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

«La formazione avanzata deve avere una destinazione professionale e contrattuale certa e dignitosa. Se crescono competenze e responsabilità, devono crescere anche ruolo, autonomia e riconoscimento.

«La crescita delle competenze infermieristiche deve diventare una risorsa per l'intero Servizio sanitario. L'obiettivo è costruire percorsi capaci di valorizzare formazione, esperienza, funzioni e responsabilità, creando nuove opportunità professionali e organizzative».

Il quadro europeo e la distanza da colmare

Nel confronto con l’Europa, emergono modelli già consolidati di pratica infermieristica avanzata. Una ricerca paneuropea pubblicata sul Journal of Advanced Nursing, condotta tramite le associazioni infermieristiche nazionali di 35 Paesi, indica che la pratica avanzata era istituita in 20 Stati, pari al 57% del campione, mentre altri dieci erano in fase di introduzione. In 14 Paesi, il livello minimo per qualificarsi come Advanced Practice Nurse coincide con il Master’s degree.

Il passaggio cruciale, però, non si limita al titolo accademico: riguarda i ruoli che seguono la formazione. Nei sistemi che hanno sviluppato queste figure, alla crescita delle competenze sono stati associati autonomia, capacità decisionale e responsabilità cliniche avanzate, ridefinendo i modelli organizzativi.

«È questa la distanza che dobbiamo colmare», sottolinea De Palma. «L'Europa non si è limitata a formare professionisti con competenze più elevate. Ha preparato il terreno perché quelle competenze potessero essere realmente utilizzate, intervenendo su organizzazione, funzioni, autonomia e responsabilità.

Tutto questo non significa sottrarre spazi ad altre professioni. Significa superare un'organizzazione che da noi continua a essere eccessivamente medico-centrica e mettere ogni professionista nelle condizioni di utilizzare pienamente le competenze per le quali è stato formato».

Il caso dei Paesi Bassi e le evidenze sui risultati

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, Regione Europa, nei Paesi Bassi il profilo del Nurse Practitioner è stato introdotto già nel 1997 con formazione universitaria avanzata. Una successiva sperimentazione nazionale ha ampliato le funzioni esercitabili, includendo la prescrizione di farmaci e alcune procedure precedentemente riservate ai medici. A fronte di esiti positivi su sicurezza, qualità e soddisfazione dei pazienti, dal 2018 la piena autonomia è riconosciuta per legge. Sempre OMS Europa indica la presenza nel Paese di oltre 5.000 Nurse Practitioners.

Le evidenze sui benefici non si fermano all’organizzazione. Una meta-analisi pubblicata sull’International Journal of Nursing Studies, basata su 22 studi randomizzati e 7.764 partecipanti, associa gli interventi delle Advanced Practice Nurses a riduzioni statisticamente significative dei costi complessivi, dei costi diretti e dei costi di ospedalizzazione, con minori riammissioni e maggiore soddisfazione dei pazienti. Nell’analisi descrittiva emergono due dati economici di rilievo: i costi diretti risultano mediamente inferiori del 12,04% e quelli di ospedalizzazione del 35,53%.

«Questa non è quindi una battaglia per un titolo», prosegue De Palma. «È una battaglia per un modello sanitario più moderno, capace di utilizzare meglio le professionalità e le risorse di cui dispone. Se altri sistemi hanno accompagnato la crescita della formazione con autonomia, funzioni e responsabilità, l'Italia non può avvicinarsi all'Europa nella formazione e rimanere indietro proprio nell'organizzazione e nel riconoscimento contrattuale».

Ruoli e contratti: le priorità per valorizzare le competenze

La prospettiva proposta da Nursing Up punta a una corrispondenza puntuale tra percorsi formativi, inquadramenti e aree di responsabilità. «Non possiamo creare lauree magistrali cliniche e poi gettare tutto nello stesso calderone», continua De Palma.

«Dobbiamo utilizzare questa occasione per costruire finalmente un sistema capace di riconoscere in maniera organica formazione, competenze, esperienza, funzioni e responsabilità.

Nursing Up ritiene necessario aprire realmente gli spazi dell'Elevata Qualificazione per i laureati di primo livello e, contemporaneamente, costruire nell'area della dirigenza una prospettiva coerente con l'evoluzione delle competenze cliniche avanzate.

Senza graduatorie tra professionisti, senza cancellare percorsi, titoli o competenze acquisiti. La crescita della professione deve aggiungere opportunità, non sottrarle.

Gli oltre 3.300 candidati per 759 posti ci hanno già dato una risposta: gli infermieri sono pronti.

Adesso devono esserlo le istituzioni.

Abbiamo seminato competenze. Prepariamo il terreno perché possano crescere. Perché investire risorse pubbliche nella formazione, chiedere tempo, studio e sacrifici ai professionisti e poi non costruire ruoli, funzioni e inquadramenti capaci di utilizzare pienamente quelle competenze sarebbe uno spreco per l'intero Servizio sanitario nazionale».

Rilevanza locale per Roma e il Lazio

Per la Capitale e per il Lazio, dove la domanda di professionisti infermieri con competenze avanzate è storicamente elevata, l’esito dei nuovi percorsi magistrali può incidere sulla qualità dell’assistenza nei reparti più critici e sul rafforzamento dell’assistenza territoriale. La piena valorizzazione dei profili clinici avanzati rappresenta un passaggio chiave anche per il Servizio sanitario nazionale sul territorio regionale, con possibili benefici in termini di accessibilità delle cure, continuità assistenziale e sostenibilità dei servizi.