La Guardia di Finanza di Latina ha eseguito misure cautelari personali disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli nei confronti di quattro persone del Napoletano. Gli indagati rispondono, a vario titolo, delle ipotesi di emissione di fatture per operazioni inesistenti e autoriciclaggio.
Le indagini a Formia
Le attività investigative del Gruppo di Formia, guidato dal tenente colonnello Paolo Zito, hanno fatto emergere elementi ritenuti circostanziati su un presunto sistema di riciclaggio di proventi generati dall’emissione di fatture soggettivamente inesistenti. Gli indagati, in qualità di legali rappresentanti e amministratori di complessi aziendali operanti nel settore delle energie rinnovabili, sono gravemente indiziati di aver effettuato numerose movimentazioni bancarie e finanziarie per occultare la reale provenienza delle somme, per un importo complessivo di oltre 1 milione e 2mila euro.
Reimpieghi a Ventotene e in Sardegna
Secondo quanto ricostruito dalla Procura della Repubblica di Napoli, Sezione Criminalità Economica, attraverso analisi documentali, indagini finanziarie, ricostruzioni patrimoniali e accertamenti tecnici sul territorio, il presunto dominus avrebbe ostacolato la tracciabilità dei proventi reimpiegandoli in attività economiche intestate a familiari a Ventotene e in Sardegna, nei settori della ristorazione e dei servizi connessi alla balneazione. Le condotte sarebbero state agevolate dal supporto di un professionista ritenuto compiacente, indicato come anello di collegamento tra dominus, persone giuridiche e prestanome.
Sequestri e provvedimenti del Tribunale
Nel corso delle perquisizioni presso lo studio del professionista, i militari hanno sequestrato circa 60 mila euro in contanti, in banconote da 50 e 20 euro, ritenuti privi di giustificazione lecita. Il giudice per le indagini preliminari, valutato solido il quadro indiziario e all’esito degli interrogatori preventivi di garanzia, ha accolto la richiesta della Procura disponendo le misure. Il Tribunale di Napoli ha inoltre emesso un sequestro preventivo finalizzato alla confisca fino a concorrenza di circa 330 mila euro. L’azione si inserisce nel più ampio contrasto ai reati economico-finanziari, a tutela della leale concorrenza d’impresa.