La Corte d’assise della Gironda ha emesso una sentenza attesa da anni sulla vicenda di Jean-Luc Krautsieder, artista originario di Latina rimasto gravemente ferito in un pestaggio a Langon, in Francia, nel 2019 e deceduto nel 2023. Mercoledì 16 settembre, al termine di tre ore di camera di consiglio, l’uomo ritenuto responsabile è stato condannato a 15 anni di reclusione.
La decisione della corte d’assise
La pena detentiva sarà seguita da 15 anni di sorveglianza socio-giudiziaria con obbligo di lavoro e percorso di sostegno psicologico. In caso di violazioni è previsto il rientro in carcere per ulteriori cinque anni. La decisione coincide con la richiesta formulata dall’avvocato generale.
Dall’aggressione alla morte del giovane
Krautsieder, 33 anni all’epoca, fu aggredito nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 2019 a Langon e abbandonato a terra. Le lesioni al volto furono talmente gravi che l’identificazione richiese un esame genetico. Rimase in coma per due mesi, ne uscì tetraplegico con livello di coscienza minima e totalmente dipendente dalle cure in un istituto specializzato. È morto il 22 settembre 2023, a 37 anni, per le conseguenze di quel pestaggio. Il procedimento, aperto per tentato omicidio, è stato riqualificato in omicidio, riconoscendo il nesso tra l’aggressione del 2019 e il decesso avvenuto quattro anni dopo.
La famiglia in aula e il sostegno di Steadfast
In tribunale erano presenti per tutti e tre i giorni del dibattimento la madre, Lucia Pellecchia, e la sorella, Alessia. “Le giornate sono state lunghe e difficili, dolorose, ma tutto ciò è stato necessario per rendere giustizia a mio figlio Jean-Luc”. Accanto alla famiglia dal 2019 l’organizzazione umanitaria Steadfast, che ha seguito l’assistenza, i tentativi di rientro in Italia e il processo.
“Per sette anni abbiamo camminato accanto a Lucia, e in questi sette anni non l'ho mai vista vacillare. La forza di una madre coraggio - racconta Emmanuele Di Leo, presidente di Steadfast - Quando ci scrisse, nel luglio del 2019, chiedeva soltanto che suo figlio non venisse dimenticato e che potesse tornare in Italia. Jean-Luc era un ragazzo pieno di sogni, un artista, e la violenza di una notte gli ha tolto tutto. Ma non gli ha tolto la dignità, e non gliel'ha tolta nemmeno nei quattro anni in cui è rimasto immobile in un letto. Troppo spesso, in quel tempo, la sua esistenza è stata raccontata come una vita ormai finita. Noi abbiamo sempre affermato il contrario, e ieri un tribunale ha detto la medesima cosa. Ha stabilito che quella vita valeva, e che spegnerla è un crimine. Questa sentenza non restituisce un figlio a sua madre, ma restituisce a tutti noi un principio. Ogni vita vale, sempre. Giustizia è stata fatta”.
L’omaggio della città di Latina
Nel frattempo il Comune di Latina ha deliberato l’intitolazione a Jean-Luc Krautsieder di un parco cittadino, l’ex Evergreen. “È il gesto giusto nel momento giusto - conclude Di Leo - Latina lo ha accompagnato per anni con eventi di solidarietà e non lo ha mai lasciato solo. Ora il suo nome resterà in un luogo dove giocheranno dei bambini. È il modo migliore per ricordare un ragazzo a cui fu tolta la possibilità di vivere”.