Ieri pomeriggio Largo di Torre Argentina, nel cuore di Roma, è stato il punto di ritrovo di una mobilitazione dedicata alla situazione politica e sociale dell’Iran. L’iniziativa ha richiamato numerosi partecipanti, uniti dalla volontà di esprimere solidarietà al popolo iraniano e di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale su quanto sta accadendo nel Paese.
Un sit-in per i diritti e la libertà
Secondo gli organizzatori, alla manifestazione hanno preso parte circa 400 persone. Il presidio è stato promosso dall’Associazione Anahita e guidato dal suo segretario generale, Shahin Ghods, che ha spiegato le ragioni dell’iniziativa parlando di una manifestazione "a favore di un Iran libero, democratico e laico". L’obiettivo dichiarato è stato quello di dare visibilità alle richieste di cambiamento provenienti dalla società iraniana, portando simbolicamente la loro voce nel centro della capitale italiana.
Il messaggio degli organizzatori
Nel corso dell’incontro, Ghods ha ribadito il significato politico del sit-in, sottolineando come la protesta nasca dal desiderio di sostenere chi, in Iran, chiede una trasformazione profonda del sistema di potere. "Siamo qui a sostegno del popolo iraniano, per essere la loro voce. Vogliamo un Iran libero, con una monarchia costituzionale democratica, per rimediare allo 'sbaglio dei nostri genitori' del 1979", ha dichiarato, facendo riferimento al momento storico in cui il Paese passò dalla monarchia alla repubblica islamica.
Le notizie dal Paese e la speranza di un cambiamento
Durante la manifestazione è stato inoltre affrontato il tema della situazione interna all’Iran, descritta come estremamente tesa. "In Iran - prosegue Ghods - siamo sull'orlo del crollo del regime, che potrebbe arrivare stasera o fra qualche giorno: le notizie ci arrivano grazie alla rete Starlink, dopo che è stato imposto lo shutdown di internet in tutto il Paese. Alcune città sono già nelle mani del popolo, e la gente per le strade urla 'Morte a Khamenei, viva lo Scià'. Perché l'Iran è parte dell'occidente e vogliamo una Nazione che torni ad esserlo".