Umberto Guidoni ha riportato lo sguardo dallo spazio ai Castelli Romani. Nella serata di giovedì 1° ottobre, al Polo universitario di Grottaferrata nell’ex Biblioteca di via Giuliano Della Rovere, l’astronauta italiano ha raccontato la vita a bordo dello Space Shuttle e il valore dell’osservazione satellitare per comprendere i cambiamenti ambientali che interessano da vicino il Lazio, a partire dalla crisi dei laghi Albano e Nemi.
La serata a Grottaferrata: scienza e territorio in dialogo
L’appuntamento, intitolato “Sfidare lo Spazio, vivere e lavorare oltre la Terra”, ha riempito la sala del Polo universitario con un pubblico attento e partecipe. A introdurre l’incontro è stato Mirko Di Bernardo, professore associato di Filosofia morale alla Niccolò Cusano ed ex sindaco di Grottaferrata, mentre il coordinamento è stato affidato a Nicola Vittorio, professore emerito di Astronomia e Astrofisica dell’Università di Roma Tor Vergata. In sala anche Giancarlo Della Monica, anima dell’associazione Grottaferrata Sostenibile, da tempo impegnata sulla crisi idrica del Lago Albano che tocca da vicino l’intero territorio castellano.
La lezione: lo Shuttle visto da dentro
Per circa mezz’ora Guidoni ha accompagnato i presenti dentro ciò che solitamente si osserva solo attraverso le immagini della NASA: la preparazione di un volo, l’accelerazione del lancio, la vita in assenza di peso, il lavoro in orbita. Un racconto ancorato alla sua esperienza nelle missioni STS-75 del 1996 e STS-100 del 2001, con la quale è diventato il primo astronauta europeo a salire a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Un affresco vivido di pratica, tecnologia e disciplina, capace di restituire la dimensione quotidiana di un ambiente estremo.
Spazio e Terra: scienza, economia e nuovi attori
Dalla memoria personale, il discorso si è allargato ai nodi del presente. Guidoni ha richiamato la bellezza della Terra osservata dall’alto e l’orizzonte del ritorno umano sulla Luna atteso entro il 2028. Ha toccato le prospettive dei lunghi viaggi verso Marte e le difficoltà, tanto tecniche quanto economiche, dell’esplorazione. Al centro anche il ruolo crescente dei grandi gruppi privati, con riferimenti a SpaceX e Blue Origin, e il cambiamento di paradigma di un settore non più esclusivamente pubblico. L’accento è rimasto sulla ricerca scientifica e sulla capacità dei satelliti di offrire uno sguardo nuovo sul pianeta, ricordando la necessità di custodirne l’equilibrio fragile.
Domande dal pubblico: tecnologia per i laghi dei Castelli Romani
La conversazione con la platea ha innestato il tema globale sul contesto locale. L’attenzione si è spostata su come i dati raccolti dall’orbita possano supportare l’analisi dei fenomeni che riguardano il Lazio e, in particolare, i Castelli Romani. Qui il contributo dell’astronauta si è fatto concreto, con un richiamo all’utilità pratica dell’osservazione dallo spazio a supporto di chi, sul territorio, studia crisi idriche e trasformazioni ambientali.
Domanda Il Caffè: «Le tecnologie spaziali possono essere utili anche per capire meglio quello che sta accadendo ai laghi e alle falde dei Castelli Romani?»
Risposta di Guidoni: «In sintesi, sì. L’osservazione satellitare permette di raccogliere dati su grandi aree e di confrontarli nel tempo. Non sostituisce il lavoro degli studiosi sul territorio, ma può fornire informazioni molto importanti per comprendere l’evoluzione delle risorse idriche, individuare le variazioni e supportare chi deve analizzare questi fenomeni».
Vegetazione e territorio: monitoraggio dall’orbita
Dalla disponibilità d’acqua, il dialogo ha toccato anche l’andamento della copertura vegetale e la perdita di patrimonio forestale. Temi sensibili in un’area come quella dei Colli Albani, dove boschi e aree verdi sono parte integrante del paesaggio e della vita quotidiana. L’osservazione ripetuta nel tempo, resa possibile dai satelliti, consente di leggere le tendenze con continuità e di intercettare precocemente le aree più vulnerabili.
Domanda Il Caffè: «Lo stesso tipo di tecnologia può essere utilizzato anche per monitorare boschi e deforestazione?»
Risposta di Guidoni: «Anche in questo caso i satelliti possono dare un contributo importante. Osservando il territorio dall’alto e ripetendo le rilevazioni nel tempo è possibile seguire i cambiamenti della copertura vegetale, individuare aree che si modificano e mettere a disposizione degli studiosi informazioni utili per comprendere meglio ciò che sta accadendo».
Focus locale: Albano e Nemi al centro dell’attenzione
A margine della lectio, Guidoni ha ricondotto il discorso ai problemi di casa, soffermandosi sulla crisi idrica e sul progressivo impoverimento delle risorse d’acqua, con attenzione ai laghi Albano e Nemi. Il valore aggiunto dei satelliti, ha evidenziato, risiede nella capacità di integrare i rilievi in loco con una lettura d’insieme su vaste aree e su archi temporali prolungati. Una prospettiva che può aiutare a mettere in relazione siccità, abbassamenti dei livelli lacustri e trasformazioni d’uso del suolo, fornendo basi più solide alle analisi degli esperti e agli interventi di tutela.
Dallo Shuttle ai nostri paesaggi: conoscenza che torna utile
Il filo conduttore della serata è stato la restituzione alla comunità di una competenza maturata in anni di missioni sullo Space Shuttle. La verticalità del sapere, conquistata oltre l’atmosfera, diventa uno strumento orizzontale per leggere ciò che accade qui, tra Roma e i Colli Albani: l’acqua che arretra, i laghi che cambiano, i boschi che arretrano e il territorio che si trasforma. A Grottaferrata, il racconto della grande esplorazione si è fatto quindi servizio al territorio, indicando nelle tecnologie spaziali una risorsa per comprendere meglio i fenomeni che toccano la quotidianità dei cittadini del Lazio.