L’ultimo grande appuntamento del Giubileo 2025 ha scelto di mettere al centro chi vive ai margini. Questa mattina, in una Basilica di San Pietro gremita, il Papa ha incontrato il mondo delle carceri in un evento fortemente simbolico, voluto come sigillo di un Anno Santo dedicato alla speranza e alla possibilità di riscatto. A Roma sono arrivati oltre seimila pellegrini da novanta Paesi, un mosaico umano che racconta la dimensione universale di una realtà spesso invisibile.
Delegazioni da penitenziari italiani e dall’estero
Tra i partecipanti, numerose rappresentanze provenienti dagli istituti di pena italiani. Presenti delegazioni delle strutture romane di Rebibbia – sia il Nuovo Complesso che il reparto femminile – e dell’Istituto penale minorile di Casal del Marmo, insieme a gruppi arrivati da carceri di diverse città, da Brescia a Forlì, da Varese a Rieti, fino al carcere minorile San Vittore di Torino. Accanto a loro, pellegrini organizzati dalla pastorale penitenziaria di vari Paesi europei e latinoamericani, con una partecipazione significativa da Spagna, Portogallo, Malta e Cile.
Un gruppo particolarmente numeroso, composto da circa cinquecento persone, è giunto accompagnato dall’Ispettorato generale dei cappellani delle carceri italiane. A San Pietro anche i volontari che quotidianamente operano negli istituti di detenzione, dalle associazioni del volontariato penitenziario alla Comunità Giovanni XXIII, oltre a rappresentanti del ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.
La messa e il segno concreto del lavoro dietro le sbarre
Alle 10 il momento centrale della giornata: la celebrazione eucaristica presieduta dal Pontefice. Un dettaglio, più di altri, ha dato sostanza al messaggio dell’incontro. Le ostie utilizzate per la messa provengono infatti dai laboratori interni ad alcuni istituti penitenziari, grazie al progetto “Il senso del Pane”, promosso dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti.
Da anni l’iniziativa coinvolge centinaia di detenuti nella produzione di ostie destinate a comunità religiose in Italia e all’estero. Per il Giubileo dedicato ai detenuti, il pane eucaristico consacrato a San Pietro è stato realizzato all’interno delle carceri di Opera, San Vittore e Bollate, trasformando un lavoro silenzioso e spesso ignorato in un segno potente di dignità e partecipazione.