Trovato nel fiume Liri il corpo di Davide Perna, il 51enne scomparso il 7 febbraio: si attende l'esito dell'autopsia
Ospite in collegamento: Roberta Di Pucchio, condirettore di "Frosinone News"Sarà l’esame autoptico disposto dalla Procura di Cassino a chiarire con esattezza cosa abbia provocato il decesso di Davide Perna, il promotore finanziario di 51 anni di Monte San Giovanni Campano trovato senza vita nelle acque del fiume Liri. Oggi alle 12.00 verrà eseguita l’autopsia.
Il corpo dell’uomo è stato recuperato a ridosso della piana di Castelliri, nello stesso tratto dove, sin dalla tarda mattinata di sabato 7 febbraio (quando era stata denunciata la sua scomparsa), si erano concentrate le ricerche. Cinque giorni senza sosta, culminati nel tragico epilogo di mercoledì 11 febbraio.
La svolta è arrivata quando il Nucleo carabinieri subacquei, intervenuto martedì su richiesta della Compagnia di Sora, ha individuato sul fondale un’auto. I sommozzatori si sono immersi, hanno verificato la targa e poco dopo è arrivata la conferma: si trattava della Fiat Punto della madre di Davide Perna, l’auto a bordo della quale il 51enne si era allontanato. Il segnale del GPS si era interrotto proprio in quel punto del fiume, limaccioso e torbido.
Grazie anche all’ausilio di una gru messa a disposizione dalla ditta Iafrate di Frosinone, il veicolo è stato agganciato e sollevato. Una volta riportato a terra, la tragica scoperta: il corpo di Davide Perna era all’interno dell’abitacolo.
Magistrati, medici e forze dell'ordine minacciati in diretta sui social: arrestato 50enne
Blitz della Polizia di Stato a San Giovanni Incarico, dove un 50enne italiano, residente in provincia di Frosinone, è stato sottoposto agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. L’uomo è gravemente indiziato dei reati di atti persecutori aggravati dall’utilizzo di strumenti telematici, calunnia e istigazione a delinquere ai danni di alcuni magistrati in servizio presso il distretto giudiziario di Catania.
L’operazione rappresenta l’epilogo di un’articolata attività investigativa condotta dalla Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Messina, coordinata dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Catania, con il supporto della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica e della Squadra Mobile di Frosinone. Un lavoro sinergico tra uffici investigativi di diverse province che ha consentito di ricostruire un quadro indiziario ritenuto grave dagli inquirenti.
Dirette shock sui social
Le sue dirette erano seguite da migliaia di utenti. Nei filmati, dai toni sempre più accesi, pronunciava frasi pesantissime: “Vi metto come spiedini sul barbecue”, “Non avete capito con chi avete a che fare”, “Vi schiaccio con un carro armato”. Parole rivolte non solo ai magistrati, ma anche a medici della Asl di Frosinone, assistenti sociali del distretto territoriale, carabinieri della Stazione di San Giovanni Incarico, fino a evocare presunti sistemi criminali e complotti ai suoi danni.
In più occasioni avrebbe nominato pubblicamente magistrati di Cassino, tra cui la dottoressa Chiara d’Orefice e la dottoressa Beatrice Siravo, associandoli a presunte trame illecite. Nei video comparivano anche telefonate registrate e trasmesse in diretta con militari dell’Arma. In un episodio, dopo la notifica di un provvedimento del Tribunale di Catania che disponeva una visita domiciliare dell’Asl per verificare le sue condizioni di salute, l’uomo avrebbe impedito l’accesso al personale sanitario, allontanando i presenti e riprendendo tutto con il cellulare.
Quelle immagini sarebbero poi finite online, accompagnate da espressioni offensive e minacciose, oltre a frasi di vilipendio nei confronti del Presidente della Repubblica.
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