Un uomo di 33 anni è stato arrestato a Roma con l’accusa di contraffazione, uso illecito di segni distintivi, truffa e sostituzione di persona. Per settimane si sarebbe presentato come funzionario del governo con delega ai Servizi, muovendosi tra la Sala monumentale della Presidenza del Consiglio a largo Chigi con badge fasullo, uno “staff” costruito ad hoc e auto di lusso dotate di lampeggiante. Secondo gli investigatori, avrebbe offerto incarichi nelle istituzioni, in particolare nell’intelligence, dietro pagamento. Il bottino stimato è di circa 150mila euro. Sono stati denunciati, al momento, anche alcuni presunti raggirati per il possesso di placche della polizia.
L’arresto a due passi da Palazzo Chigi
Le manette sono scattate martedì mattina in un bar di via Santa Maria in Via, dopo la segnalazione dell’Ispettorato di Palazzo Chigi alla Digos. Già il 10 marzo il 33enne era stato intercettato mentre arrivava in via di Santa Maria in Via a bordo di un’auto con lampeggiante, in compagnia di tre ventenni. Gli accertamenti hanno ricostruito la presunta catena di raggiri e i pagamenti incassati.
Le promesse di incarichi e i pagamenti richiesti
L’uomo avrebbe creato un finto staff, cercando anche tra gli autisti Atac. Un conducente avrebbe lasciato il lavoro e versato circa 40mila euro, coinvolgendo poi il fratello che avrebbe aggiunto altri 38mila euro. Entrambi avrebbero firmato un contratto con intestazione «La Presidenza del Consiglio» e un timbro falsificato. A legittimare l’accordo, secondo gli investigatori, un documento che indicava «il rappresentante legale» di Palazzo Chigi. Per settimane l’indagato si sarebbe fatto scortare da una Porsche e da una Bmw con lampeggiante blu, nominando uno dei conducenti «agente speciale». Un’altra persona avrebbe pagato 45mila euro per diventare portinaia di un presunto edificio governativo; altre avrebbero versato 25mila euro.
Sequestri e indagini in corso
Nella perquisizione sono stati sequestrati una pistola scacciacani, una stampante per la contraffazione di badge, una paletta e tre dispositivi radio. Il fascicolo, seguito dal pm Anna Trinchillo, al momento ipotizza i reati di truffa e millantato credito. Restano da chiarire eventuali complicità interne e, soprattutto, come l’uomo sia riuscito a muoversi senza ostacoli nella Sala monumentale adiacente a Palazzo Chigi.
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Il punto sugli accessi nelle sedi istituzionali
Gli inquirenti stanno verificando modalità di accesso, controlli e documentazione utilizzata dall’indagato, inclusi i badge falsi con intestazione «Presidenza del Consiglio». Le verifiche puntano a stabilire se abbia beneficiato di informazioni o appoggi esterni e a tracciare con precisione il flusso di denaro ottenuto con la truffa da 150mila euro.