Le proiezioni di un gruppo di specialisti citati dal sito della rivista Nature indicano che la combinazione tra riscaldamento climatico ed El Niño in corso potrebbe produrre effetti diversi rispetto agli episodi del 1997 e del 2015. Secondo le valutazioni riportate, le temperature medie del 2027 potrebbero toccare livelli record, mentre sono già evidenti ricadute su settori produttivi e assetti ambientali in varie aree del pianeta.
Gli scenari delineati dagli scienziati
El Niño è un fenomeno periodico legato all’aumento delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico al largo del Sud America, con ripercussioni globali che possono protrarsi per mesi. A rendere più complessa la situazione è la concomitanza con un riscaldamento globale anch’esso su livelli eccezionali. «Gli eventi El Niño presentano diverse varianti, proprio come i gusti del gelato», dichiara sul sito di Nature Jérôme Vialard, dell’Istituto di Ricerca per lo Sviluppo (Ird) di Marsiglia. L’esperto sottolinea come resti difficile prevedere le conseguenze meteorologiche dei prossimi mesi.
Segnali già visibili tra Pacifico e Atlantico
Secondo quanto riportato, emergono già impatti tangibili su agricoltura ed economia. Nel Pacifico meridionale si registra lo stop anticipato alla pesca delle acciughe in Perù, risorsa chiave anche per i mangimi. In America Centrale si osservano condizioni di siccità, mentre nel Corno d’Africa si segnalano precipitazioni estreme. Sul fronte dei trasporti marittimi, si evidenziano inoltre problemi al transito delle navi container nel Canale di Panama.
Incertezza e variabilità del fenomeno
Gli scienziati evidenziano che la risposta del clima potrebbe discostarsi dagli schemi noti, rendendo più ardua ogni previsione. Lo sostiene anche Eran Vos, dell’Università Bar-Ilan: «Se si modificano gli schemi, il clima - rileva -reagisce di conseguenza». Gli elementi raccolti indicano quindi un quadro in rapida evoluzione, nel quale la variabilità del fenomeno può amplificare gli effetti su territori e attività economiche.
