Claudio Gardini gestisce la sua edicola a Talenti da 23 anni, da quando i giornali si vendevano, e anche tanto. Da allora i tempi sono cambiati: il numero di copie di quotidiani e riviste vendute è crollato e a salire è solo la quantità di edicole chiuse negli ultimi anni. Resistere, per chi resta, significa spesso fare sacrifici. Come nel caso di Claudio, che apre tutte le mattine la sua edicola ma a differenza del passato la chiude all’ora di pranzo, perché il pomeriggio lo dedica a un secondo lavoro.
Per le edicole è una corsa in salita, anche a Roma. Rispetto a qualche anno fa andare avanti è diventato molto più complicato, tra vendite in calo e costi che continuano a crescere. La situazione, ci dice un’altra edicolante, non è migliorata nemmeno sotto le feste, quando di solito il numero delle copie vendute cresce. E così molte attività storiche sono costrette a chiudere, non solo per difficoltà economiche, ma anche perché non c’è più nessuno disposto a raccoglierne il testimone.
È il caso della storica edicola di piazza Vescovio, che ha salutato i gli affezionati clienti da pochi giorni. I proprietari hanno deciso di andare in pensione, ma nessuno si è fatto avanti per rilevare l’attività.
Per restare in vita le edicole provano a reinventarsi, allargando l’offerta, ma per molte non basta. E mentre i chioschi scompaiono, i quartieri perdono non solo un servizio, ma anche un punto di incontro e di vita quotidiana. Una crisi silenziosa che rischia di cambiare il volto delle città.