Un risultato di rilievo per la sanità del Lazio arriva dal Policlinico Tor Vergata di Roma, dove è stato eseguito un doppio intervento da record che unisce radicalità oncologica e tutela della qualità di vita. In un’unica seduta sono stati effettuati una cistectomia robotica con ricostruzione di neovescica ortotopica e l’impianto di una protesi peniena idraulica tricomponente. L’operazione apre prospettive concrete per un modello di cura integrato dei tumori pelvici, con potenziali ricadute positive sull’assistenza in ambito urologico avanzato.
Il caso clinico a Roma
Il paziente, un settantenne affetto da tumore della vescica infiltrante non metastatico, è stato sottoposto all’asportazione della vescica e della prostata per ragioni oncologiche, seguita dalla ricostruzione di una neovescica ortotopica. Contestualmente, è stato eseguito l’impianto di una protesi peniena idraulica. L’azione combinata mira a intervenire nel modo più completo possibile sulla malattia, riducendo il rischio di recidiva e affrontando sin da subito una delle complicanze più impattanti per la vita quotidiana del paziente.
Secondo l’équipe, l’intervento rappresenta una tappa importante nella gestione integrata dei tumori urologici complessi. L’unione, nello stesso tempo operatorio, della chirurgia oncologica e della ricostruzione funzionale dell’apparato genitourinario consente di pianificare un percorso terapeutico più efficiente e orientato al recupero globale. Il paziente è in buone condizioni cliniche ed è stato dimesso.
L’approccio integrato e i benefici
La strategia adottata al Policlinico Tor Vergata nasce dall’esigenza di coniugare l’obiettivo primario di radicalità oncologica con la salvaguardia della sfera sessuale e relazionale. Gli interventi pelvici maggiori, come la cistectomia o la prostatectomia, espongono a un rischio elevato di disfunzione erettile. Procedere da subito con l’impianto di una protesi peniena consente di limitare il rischio di deficit erettile severo e di anticipare il recupero funzionale, evitando una seconda operazione a distanza di mesi.
Il vantaggio per il paziente è duplice: da un lato, si interviene in modo risolutivo sul tumore; dall’altro, si riducono i tempi di attesa per il ripristino della funzione sessuale e si contrasta l’impatto psicologico legato a un lungo periodo di incertezza. Questo approccio, inoltre, contribuisce a preservare la percezione dell’integrità corporea, un fattore spesso sottovalutato ma decisivo nel percorso di cura.