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Da Roma a Cortina tentano di infiltrarsi in appalti Olimpiadi: arrestati fratelli ultras della Lazio

Da Roma a Cortina tentano di infiltrarsi in appalti Olimpiadi: arrestati fratelli ultras della Lazio

Sfruttavano anche il nome di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, due fratelli di Roma ultras della Lazio, per riuscire ad accreditarsi come boss e mettere le mani sullo spaccio locale, puntando poi agli appalti pubblici per i lavori delle Olimpiadi invernali. A mettere fine ai disegni criminali della banda sono stati i carabinieri che nella mattina di oggi hanno arrestato 3 persone su disposizione della Procura di Venezia e su richiesta della Dda.

Da Roma a Cortina tentano di infiltrarsi in appalti Olimpiadi: fratelli ultras Lazio arrestati

Si tratta di tre romani: due fratelli - uno finito in carcere e l'altro ai domiciliari - e un terzo a cui è stato imposto l'obbligo di dimora a Roma. Sono indiziati a vario titolo e in concorso tra loro, di “estorsione” aggravata dal “metodo mafioso”. Contestualmente, sono stati eseguiti dei decreti di perquisizione nei confronti di altre 4 persone, indagate per concorso negli stessi reati. I provvedimenti sono stati eseguiti a Cortina d'Ampezzo e a Roma, dai carabinieri di Cortina d'Ampezzo, Belluno e Roma.

Operazione "Reset"

L’operazione “Reset”, è il risultato di un’indagine partita nel giugno 2024 dall’autorità giudiziaria antimafia, che, a propria volta, rappresenta lo sviluppo di un’attività in materia di stupefacenti coordinata dall’autorità giudiziaria ordinaria di Belluno risalente alla fine del 2022.

L’indagine ha consentito di accertare lo spessore criminale di 2 fratelli provenienti dalla Capitale con precedenti di polizia, militanti nella frangia degli “Irriducibili” degli ultras della Lazio. I due avrebbero avuto rapporti con esponenti della criminalità romana, tra cui il capo ultras Fabrizio Piscitelli, ucciso in un agguato nell’agosto del 2019. Relazioni che sarebbero state utilizzate dai due come monito per sottolineare la propria caratura criminale, ancor di più dopo l’omicidio di Diabolik.

“Siamo i boss della malavita romana”

Secondo quanto appurato dagli investigatori i due fratelli frequentavano da tempo Cortina d’Ampezzo, soprattutto durante le vacanze natalizie. Più recentemente hanno dato il via a una strategia criminale, presentandosi come “boss” della “malavita romana” e allargando i propri interessi illeciti. Metodo che è stato confermato anche dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha confermato l’attualità dei loro interessi su Cortina D’Ampezzo.

Le tre fasi: controllo dello spaccio, della movida e le mire sugli appalti

Il piano del gruppo criminale sarebbe stato progettato in tre fasi: spaccio, controllo della movida e quindi il tentativo di infiltrarsi negli appalti. Prima si sono concentrati per conquistare l’egemonia sull’attività di spaccio a Cortina d’Ampezzo, creando una propria rete di pusher, anche minacciando e malmenando gli assuntori insolventi e gli spacciatori estranei al loro circuito.

Poi hanno mirato al controllo diretto e indiretto di alcuni locali che ospitano la movida ampezzana, imponendo con la minaccia e la violenza l’organizzazione di eventi, nonché l’ingaggio di pr, dj e buttafuori compiacenti. Tutto attraverso una società di schermatura, con sede legale a Roma, di cui è amministratore il terzo arrestato. Il tutto anche con l’obbiettivo di favorire e monitorare lo spaccio all’interno dei locali.

Infine hanno tentato il colpo grosso. L’ingerenza negli eventi privati, già programmati a Cortina d’Ampezzo, in concomitanza delle prossime Olimpiadi Invernali “Milano-Cortina 2026”, nonché il tentativo di infiltrarsi, in chiave corruttiva, negli appalti connessi con i lavori per Olimpiadi.

Pestaggi e minacce di morte

Tra gli episodi emblematici riportati sul provvedimento, c'è l’agguato ai danni di un assuntore di stupefacenti moroso, chiuso a forza nel portabagagli e minacciato di morte. Avrebbero inoltre picchiato due dipendenti di un ristorante e di un albergo perché spacciatori “non autorizzati”.

Alle violenze si aggiungono le minacce di morte rivolte al titolare di un noto rifugio con ristorante e discoteca, per l’imposizione dei propri servizi ed eventi. Inoltre avrebbero trascinato in pieno inverno in un bosco, malmenato e minacciato con una pistola un organizzatore di eventi per fargli interrompere ogni attività non avallata dal sodalizio e rendicontasse gli incassi.

Messaggio minatorio per il politico

A questi si aggiunge la tentata estorsione ai danni di un componente della Giunta comunale di Cortina, al quale - secondo quanto appurato. dalle indagini - gli indagati si sono presentati come “imprenditori” e persone influenti prima delle elezioni amministrative del giugno 2022, offrendo il proprio sostegno elettorale. Un "aiuto" non richiesto che è stato rifiutato dal politico. In quell'occasione avrebbero manifestato l’intenzione di ottenere l’assegnazione di appalti per i lavori pre-olimpici.

A elezioni avvenute, sulla scorta del presunto sostegno elettorale (di cui non c’è prova), hanno inviato al politico, tramite un conoscente comune, un messaggio minatorio con cui reclamavano l’assegnazione di lavori. Circostanza che non si è realizzata perché il politico non ha dato seguito alla richiesta.

Le indagini

Le indagini, durante più di un anno, si sono sviluppate attraverso attività tecniche, come intercettazioni telefoniche e installazione di telecamere, ma anche con attività investigative tradizionali, quali osservazioni, pedinamenti ed escussioni delle vittime e di persone informate sui fatti. Quest’ultima ha avuto un importante peso dal punto vista investigativo. I testimoni, comuni cittadini, esercenti e amministratori locali sebbene frenati per le minacce e le intimidazioni una volta convocati hanno raccontato le interazioni avute con gli indagati, agevolando così la ricostruzione dei fatti.

Ciò nonostante le indagini proseguiranno e, quindi, l’invito degli inquirenti ai cittadini ampezzani e a chiunque fosse a conoscenza di notizie d’interesse relative alla vicenda è quello di rivolgersi ai Carabinieri o alla Magistratura per riferirle.