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Crispr al Bambino Gesù: nei bambini 5-11 anni stop a trasfusioni e crisi

Crispr al Bambino Gesù: nei bambini 5-11 anni stop a trasfusioni e crisi

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Due studi internazionali confermano l’efficacia dell’editing del genoma con tecnologia Crispr-Cas9 anche nei più piccoli. Pubblicati sul New England Journal of Medicine, i risultati mostrano nei pazienti tra i 5 e gli 11 anni con beta-talassemia l’indipendenza dalle trasfusioni e, nei bambini con anemia falciforme, l’assenza di crisi vaso-occlusive, con un beneficio clinico sostenuto nel tempo. Tra i principali centri di arruolamento figura l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che ha preso parte a entrambe le sperimentazioni.

Efficacia dell’editing del genoma nei più piccoli

Le evidenze estendono ai bambini risultati già documentati in adolescenti e giovani adulti. "L'estensione dell'efficacia della terapia ai bambini più piccoli rappresenta un passaggio importante, perché consente di intervenire prima che la malattia provochi danni, anche irreversibili, agli organi" spiega Franco Locatelli, responsabile del Centro studi clinici oncoematologici e terapie cellulari del Bambino Gesù e coordinatore internazionale dei 2 studi.

Che cosa prevedono gli studi

I dati riguardano due studi di Fase 3 in pazienti di età compresa tra 5 e 11 anni con beta-talassemia trasfusione-dipendente e anemia falciforme. "Le due sperimentazioni, denominate Climb THAL-141 e Climb SCD-151 e promosse da Vertex Pharmaceuticals, rappresentano la naturale prosecuzione degli studi che hanno portato all’approvazione della terapia nei pazienti di età superiore ai 12 anni, con un attuale limite in Italia fino ai 35 anni di età - spiegano i ricercatori - L'editing del genoma con tecnologia Crispr-Cas9 modifica in modo mirato specifiche sequenze del Dna delle cellule staminali emopoietiche del paziente, riattivando la produzione di emoglobina fetale. Si tratta, quindi, di una sorta di chirurgia molecolare. Il trattamento agisce sul gene BCL11A, responsabile del blocco della produzione di emoglobina fetale dopo la nascita. La sua inattivazione consente alle cellule del sangue di riattivare la sintesi di emoglobina fetale, una forma di emoglobina in grado di compensare il difetto alla base delle due malattie".

Il quadro clinico e i numeri in Italia

Il Bambino Gesù sottolinea l’impatto sanitario di queste patologie ereditarie. "La talassemia e l’anemia falciforme sono le due malattie ereditarie del sangue più diffuse al mondo. Entrambe sono causate da mutazioni dei geni coinvolti nella produzione dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nell’organismo - continua la nota del Bambino Gesù - Nelle forme più gravi di beta-talassemia, la ridotta o assente produzione delle catene beta dell’emoglobina rende necessarie trasfusioni di sangue regolari per tutta la vita, associate a terapie per contrastare il sovraccarico di ferro. Nell’anemia falciforme, invece, l’alterazione della struttura dell’emoglobina provoca la formazione di globuli rossi a forma di falce che possono ostruire i piccoli vasi sanguigni, causando crisi vaso-occlusive dolorose e danni progressivi a diversi organi. In Italia si stimano circa 6.000 pazienti con talassemia e circa 2.000 con anemia falciforme. Nonostante i progressi delle terapie convenzionali, entrambe le patologie continuano ad avere un impatto significativo sulla qualità e sull’aspettativa di vita dei pazienti."

Il ruolo del centro romano

Il Bambino Gesù di Roma ha partecipato come uno dei principali centri di arruolamento e, con il coordinamento internazionale di Franco Locatelli, ha contribuito a validare l’applicazione precoce della terapia genica basata su Crispr-Cas9. L’approccio, che riattiva l’emoglobina fetale agendo su BCL11A, conferma la centralità della ricerca clinica nel Lazio e offre una prospettiva concreta per intervenire prima che si instaurino danni d’organo nei bambini.