Cinema chiusi a Roma, Rocca: “Non voglio lasciarli alla speculazione”: il governatore del Lazio è disposto a mettere mano all'emendamento di FdI relativo alla trasformazione delle sale non attive. A fine febbraio ci dovrebbe essere un documento condiviso.
Una sorta di dietrofront della Regione Lazio in merito alla trasformazione dei cinema chiusi a Roma. Dopo l'appello di Carlo Verdone, la lettera di un gruppo di attori e registi e la pressione delle forze d'opposizione, il governatore Francesco Rocca va incontro a chi chiede di rivedere la proposta di legge sulla semplificazione urbanistica. Cruciale l'incontro di martedì 4 febbraio con i rappresentanti dell'industria cinematografica, i produttori e gli esercenti del settore.
Cinema chiusi a Roma, Rocca:"Non lasciamo spazio alla speculazione"
E' alta "la preoccupazione di non lasciare in mano alla speculazione le sale". Di recente un fondo straniero ha acquisito all'asta per 42 milioni di euro otto cinema a Roma, tutti provenienti dal fallimento di una delle società di Ferrero. Tra questi, l'Adriano a Prati. "È ovvio che magari alcuni fondi possono avere una capacità finanziaria di tenere chiusi dei luoghi - ha detto il governatore - perché magari liberati dai vincoli, possono poi ritornare sul mercato con un'altra finalità e con un valore decisamente superiore: questo è il tema che mi convince e su cui ovviamente stiamo lavorando per trovare il giusto punto di caduta”.
Rocca ha proposto "un piano regolatore, se ne è parlato all'incontro, anche se io credo poco ai piani regolatori perché in queste cose sarà sempre il mercato a regolare le iniziative economiche. Si è parlato anche di dare una premialità per spazi culturali, le librerie o caffetterie intese come luoghi di aggregazione e non solo distribuzione di cibo e bevande". Inoltre il Governatore ha promesso di portare le difficoltà delle imprese cinematografiche all'attenzione del ministro della Cultura, Alessandro Giuli: "Gli rappresenterò alcune cose che sono state dette. Alcuni aspetti secondo me difficilmente possono essere conciliati, come quello richiesto al tavolo di mettere una prelazione per la vendita a chi già si occupa di cinema. Siamo in un Paese che ha come cardine la libertà di impresa".