Solo il 25% del cibo consumato a Roma proviene dal territorio laziale, mentre il restante arriva da altre regioni italiane e dall’estero, con effetti su costi, qualità e sostenibilità della filiera. Il tema sarà al centro di appuntamenti in città tra il 5 e il 7 giugno, con istituzioni, università e realtà del biologico impegnate a delineare una food policy più vicina ai territori.
Dipendenza dall’esterno e dati dell’Atlante
Secondo l’Atlante del Cibo della Città Metropolitana di Roma Capitale, il sistema alimentare romano mostra una forte dipendenza dall’esterno: il saldo commerciale agricolo del Comune registra circa 25 milioni di euro di export contro 465 milioni di euro di importazioni. Solo il 25% del cibo consumato nella Capitale proviene dall’agro romano e laziale, il 60% da altre regioni e il 15% dall’estero.
Il quadro territoriale evidenzia inoltre pressioni e abbandoni: negli ultimi sessant’anni quasi 61.000 ettari di aree agricole e naturali dell’area metropolitana sono stati convertiti in superfici artificiali, mentre circa 41.000 ettari hanno subito abbandono colturale. Il Lazio detiene l’11% dei terreni pubblici italiani, un primato che apre spiragli per nuove connessioni tra città e aree produttrici.
Gli appuntamenti a Roma
Mercoledì 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, Caritas Italia promuove un confronto con Fao, istituzioni e società civile sul diritto al cibo e i sistemi alimentari, dalle 9.30 alle 13 presso Europa Experience – David Sassoli (Piazza Venezia 6C, Roma).
Giovedì 6 e venerdì 7 giugno all’Orto Botanico di Roma si terrà «Buono e Bio in Festa», promosso da Roma Capitale, FederBio e Slow Food Italia, con il supporto di Sapienza Università di Roma e Mountain Partnership–FAO. Il talk di apertura sarà «Città come alleate delle aree interne: dalla dipendenza alla corresponsabilità territoriale».
Voci e obiettivi
«Una grande soddisfazione l’avvio di‘ Buono e Bio in Festa’ - dichiara Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale-. Quest’edizione sarà animata da una serie di appuntamenti per raccontare il grande lavoro svolto da questa Amministrazione rispetto alle politiche del Cibo, tra cui la redazione del piano del cibo per la Capitale. Abbiamo scelto anche di coinvolgere diverse città che stanno promuovendo strategie e politiche alimentari: vicino a Genova e Firenze ci saranno anche comuni più piccoli, come Alba, Varese, e Melpignano per interrogarci su quale deve essere il ruolo della Capitale sulle Politiche del cibo anche in relazione a migliaia di realtà più piccole, ma importanti custodi delle eccellenze enogastronomiche».
Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, sottolinea: «Le città possono diventare alleate strategiche delle aree interne, sostenendo modelli alimentari più equi e sistemi produttivi radicati nei territori. Il biologico, nelle aree marginali ma anche nell'agricoltura urbana e periurbana, rappresenta l’unico modello agricolo realmente in grado di tenere insieme tutela degli ecosistemi, qualità del cibo, salute delle persone e opportunità economiche per le comunità locali».
Per Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia: «Serve un cambiamento culturale, oltre che colturale: superare la prospettiva competitiva e riduzionista che ha sacrificato certe aree privilegiandone altre all’altare di una malintesa efficienza! Oggi è evidente che sono fragili le aree interne (collinari e montuose) che erano luoghi ‘del fare’ e sono state invece svuotate di significati e depauperate di servizi».