Dopo giorni di angoscia e di insonnia, Cecilia Sala è tornata a casa nel suo letto a Roma. Un'altra notte in bianco, ma stavolta per la gioia e l'eccitazione di essere libera. Dopo venti giorni di incubo, trascorsi in isolamento nel carcere di Evin a Teheran, un volo della presidenza del Consiglio l'ha portata in Italia dall'Iran.
L'arrivo a Ciampino e l'abbraccio con i genitori e il fidanzato sulla pista dell'aeroporto. Poi l'incontro con la premier Giorgia Meloni, il ministro Tajani e il sindaco Gualtieri che l'attendevano in aeroporto per accoglierla in patria. Un vortice di emozioni incredibile che la giornalista di Chora Media ha raccontato al direttore Mario Calabresi nel suo podcast "Stories" dal titolo "I miei giorni a Evin, tra interrogatori e isolamento".
Cecilia Sala, il racconto della prigionia in Iran: "I miei giorni a Evin"
Le prime settimane sono le più dure. In isolamento senza niente da fare, niente la leggere, quando per passare il tempo si arriva a leggere gli ingredienti del pane. Si arriva a contarsi le dita per non impazzire chiusa in cella senza la possibilità di vedere il cielo e con la sensazione che l'incubo non finirà presto. "Ho fatto previsioni positive e anche molto negative su quello che sarebbe potuto essere il mio destino là dentro, ma non ho mai pensato che sarei stata liberata così presto" ha aggiunto la giornalista 29enne.
Gli interrogatori
Cecilia Sala è stata interrogata "quasi" tutti i giorni. "Per le prime due settimane tutti i giorni" racconta la giornalista spiegando di aver preso in considerazione "di essere accusata di reati che loro chiamano 'pubblicità contro la Repubblica islamica'" ma anche di cose più gravi. "Quando ho chiesto mi hanno detto che ero accusata di tante azioni illecite, compiute in tanti luoghi diversi" ha aggiunto.
Niente cuscini, né materassi. Per dormire la giornalista aveva delle coperte e basta. Il cibo invece non era un problema. "Mangiavo tanto riso, nel riso c'erano lenticchie, carne. Il problema non è stato mangiare ma dormire" racconta Sala. "Quando non hai nulla da fare, non ti stanchi, quindi non hai sonno, non dormi....Lì dentro un'ora sembra una settimana. La cosa che più volevo era un libro, la storia di un altro, qualcosa che mi portasse fuori, un'altra storia in cui potessi immergermi che non fosse la mia. Non riuscivo ad avere tanti pensieri positivi rispetto alle mie prospettive".
L'ipotesi dello scambio
"Avevo letto - ha raccontato la giornalista nel podcast - poco prima la notizia, che c'era stato un arresto in Italia. Ho pensato, tra le ipotesi, che potesse essere quello il motivo, che potesse esserci l'intenzione di usarmi. L'ho pensato dal principio. Avevo chiara questa ipotesi e pensavo fosse uno scambio molto difficile" ha spiegato Sala.
Anche gli occhiali da vista le sono stati negati fino agli ultimi giorni, sarebbero stati troppo pericolosi con il rischio, secondo i carcerieri, che la ragazza potesse ferirsi. "Non ho potuto scrivere, non mi hanno dato una biro per lo stesso motivo. Però - aggiunge Sala - non mi hanno dato neanche le lenti a contatto. Ho chiesto il Corano in inglese perché pensavo fosse l'unico libro in inglese che potessero avere in una prigione di massima sicurezza della Repubblica islamica ma non mi è stato dato per molti giorni".
Poi negli ultimi giorni le portano un libro "Kafka sulla spiaggia" dello scrittore giapponese Haruki Murakami, e la solitudine viene rotta dall'arrivo di una compagna di cella, una donna iraniana arrestata con l'accusa di essere "contro la Repubblica islamica".
La notizia della liberazione e il viaggio verso l'aeroporto: l'ultimo sguardo all'Iran
A lei che sarebbe rimasta sola in quella cella ha pensato quando le arriva la notizia che sarebbe stata liberata. "Me lo ha detto una guardia con cui avevo un rapporto, difficile e di poche parole, ma che mi parlava. Lì per lì non ci ho creduto. Erano le 9 di mattina del giorno in cui sono stata liberata. Dal carcere, dopo vari passaggi, sono andata direttamente all'aeroporto". Durante il viaggio in macchina "ho pensato: guarda questo posto a cui tieni, pieno di persone a cui vuoi bene, perché se davvero sei libera, è l'ultima volta che lo vedrai".
"Io continuo ad amare l'Iran - sottolinea Sala - e amo le donne iraniane che indossano fieramente il loro velo ma non per questo vogliono che esista qualcuno che punisca le ragazze che non lo vogliono fare. Amo l'Iran nella sua complessità, amo i miei amici. Non è cambiata la mia comprensione e affezione al paese. E' aumentata la nostalgia per quelle persone".