Cassino, esplode la rivolta in carcere: devastato il primo piano della Seconda sezione
Ospite in collegamento: Massimo Costantino, segretario generale FNS Cisl LazioUna domenica sera da incubo quella andata in scena nel carcere San Domenico di Cassino, dove è scoppiata una violenta rivolta tra i detenuti: il primo piano della Seconda sezione è stato devastato e in 50 sono stati trasferiti in altri istituti penitenziari. La causa scatenante della rivolta risiede nelle condizioni non dignitose: nell'istituto non c'è acqua calda, mancano i medicinali e la presenza di medici e personale sanitario presso l’infermeria è saltuaria o insufficiente.
Oltre all'atavico problema legato al sovraffollamento (che nel carcere di via Sferracavalli è meno grave di molti altri istituti del Lazio), qui c'è anche da risolvere la drammatica situazione sul piano dell'organico: la Polizia Penitenziaria, al momento, ha 37 unità in meno di quanto previsto. È evidente, dunque, che in casi emergenziali come quello di domenica sera diventa pressocché impossibile evitare il peggio.
Sovraffollamento delle carceri nel Lazio, "Situazione insostenibile"
"Questa situazione non è più sostenibile" – denuncia la FNS CISL Lazio – "e mette a dura prova la tenuta non solo degli istituti ma dell’intero sistema penitenziario. La Polizia Penitenziaria è lasciata sola, a gestire situazioni esplosive con mezzi insufficienti e personale stremato".
Secondo i dati a disposizione, nel Lazio (al 31 marzo 2025) c'è un sovraffollamento di oltre 1.450 persone. Mentre, sul fronte del personale, mancano all’appello ben 859 agenti penitenziari, numeri che rendono estremamente difficile la gestione quotidiana della sicurezza e dei servizi minimi.