Ricerca nel Sito

Caso Alba Radiosa a Orte: archiviata l’inchiesta

Caso Alba Radiosa a Orte: archiviata l’inchiesta

cavallo.free.pixabay

È stata archiviata l’indagine sulla vicenda di Alba Radiosa, la cavalla di 24 anni soccorsa in condizioni gravissime a Orte il 2 maggio 2025 e deceduta un mese dopo. A comunicarlo è Horse angels, l’associazione che aveva seguito il recupero e l’assistenza dell’animale fino all’eutanasia del 2 giugno.

L’indagine e le ragioni dell’archiviazione

L’associazione riferisce di aver consultato il fascicolo tramite la propria legale, l’avvocata Claudia Manca. Secondo quanto riportato, “La procura, ascoltata la testimonianza di un vicino ed esaminata la perizia veterinaria, ha ritenuto insussistente l'ipotesi di maltrattamento. Alba era affetta da una desmite del legamento sospensore in fase irreversibile, condizione tragicamente evidente già dai nodelli crollati a terra al momento del recupero. La sua scomparsa è stata attribuita al decorso naturale della patologia”.

Horse angels chiarisce di aver “appreso dell'archiviazione solo accedendo direttamente agli atti, in quanto non ci è stata notificata. Su consiglio della nostra legale non presenteremo reclamo. Allo stato attuale della normativa, non sussistono i margini giuridici per procedere”.

Il salvataggio a Orte e le cure ricevute

Il 2 maggio 2025 la cavalla era stata trovata accasciata a terra in un terreno di Orte: denutrita, zoppicante e in evidente sofferenza. L’intervento era scattato dopo la segnalazione di due sorelle e il blitz dell’attivista Enrico Rizzi. Sul posto erano arrivati i carabinieri e due veterinari della Asl di Viterbo, che avevano disposto il trasferimento in una struttura idonea. Alba era stata accolta al Centro ippico narnese, dove aveva ricevuto cure palliative e assistenza continua da Horse angels.

Il nodo etico e la richiesta di riforma

Nel rispetto della decisione della magistratura, l’associazione osserva che il caso lascia “aperto un interrogativo etico che nessuna archiviazione può cancellare: la legge italiana continua a non tutelare adeguatamente gli animali affetti da patologie irreversibili e sofferenze gravi. Garantire una "buona morte" quando non esiste alcuna possibilità reale di guarigione è un dovere morale prima ancora che un atto medico”.

Il messaggio è netto: “accompagnare un animale con dignità nell'ultimo tratto di strada non significa arrendersi, è la forma più alta di cura”. E l’appello si traduce in una sollecitazione normativa: “La nostra battaglia non si ferma. Riteniamo necessario che sia la legge a stabilire con chiarezza il dovere di abbreviare la sofferenza quando non c'è più nulla da fare. Riteniamo che far morire di agonia un animale per contrarietà all'eutanasia (o ai suoi costi) non sia cosa giusta. Sappiamo che si tratta di un tema delicato, che tocca la sensibilità e le convinzioni di ciascuno, ma continueremo a sostenerlo con fermezza”.