Roma – Alla Casa del Jazz gli scavi avviati lo scorso novembre per cercare tracce del giudice Paolo Adinolfi, scomparso il 2 luglio 1994, rischiano di fermarsi. Secondo quanto trapelato in modo informale, dalle attività svolte dal 30 novembre a oggi non sarebbero emersi elementi decisivi. Prima di ogni decisione definitiva, è previsto un vertice con il Prefetto per fare il punto sui risultati.
Il punto sulle ricerche nel sito di viale di Porta Ardeatina
Le operazioni si sono concentrate nell’area vicina alla foresteria del complesso in viale di Porta Ardeatina, dove fino al 1995 si trovava l’abitazione di Enrico Nicoletti, il cosiddetto cassiere della Banda della Magliana. Proprio qui, il 30 novembre, una trivella ha permesso di individuare un accesso a un tunnel sotterraneo, riaccendendo le aspettative sulla possibile svolta in un caso rimasto irrisolto per oltre trent’anni.
La voce della famiglia Adinolfi
Lorenzo Adinolfi, 47 anni, avvocato e figlio del magistrato, continua a seguire da vicino ogni fase delle attività: «Vado ogni giorno alla Casa del Jazz. Ci sono stato anche ieri mattina. Ho visto che stanno lavorando con molto impegno. Nessuno mi ha comunicato niente. Tantomeno il Prefetto». In assenza di comunicazioni ufficiali, il legale mantiene aperta la prospettiva di ulteriori accertamenti: «Almeno per me ancora l’ultima parola non è stata scritta. Nutriamo la convinzione che gli scavi dureranno fino a giugno».
Già nei mesi scorsi il figlio aveva sintetizzato il dramma familiare con parole nette: «Mio padre inghiottito nel nulla». E aveva ribadito la richiesta di sostegno istituzionale: «Serve il supporto dello Stato. Perché stiamo cercando un magistrato, un uomo dello Stato».
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Le prossime decisioni istituzionali
In attesa del confronto con la Prefettura, l’eventuale stop ai lavori aprirebbe nuovi interrogativi sulla direzione delle indagini. Per la famiglia, l’area della Casa del Jazz resta un passaggio cruciale, nella speranza che gli scavi possano proseguire per fornire risposte chiare sulla scomparsa del giudice Paolo Adinolfi.