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Carceri del Lazio, allarme Fns Cisl: sovraffollamento e personale ridotto all’osso

Carceri del Lazio, allarme Fns Cisl: sovraffollamento e personale ridotto all’osso

l'esterno del carcere di Rebibbia (fonte Wikipedia)

Nelle carceri del Lazio si registra una doppia emergenza: una carenza strutturale di personale di Polizia Penitenziaria pari a 565 unità e un sovraffollamento che supera le 1.300 presenze rispetto alla capienza regolamentare, secondo i dati aggiornati al 29 novembre 2025 dal Ministero della Giustizia. A lanciare l'allarme la Fns Cisl Lazio che sottolinea come "la situazione di sovraffollamento produce criticità sugli istituti in caso di piantonamenti". La situazione più critica a Rebibbia sia per sovraffollamento (+483 detenuti) che per mancanza di agenti: carenza di circa il 22%.

Carceri del Lazio, allarme Fns Cisl: sovraffollamento e personale ridotto all’osso

Nelle carceri del Lazio mancano 565 unità di Polizia Penitenziaria. Attualmente riporta la Fns Cisl gli istituti che soffrono maggiormente la carenza di personale di polizia penitenziaria sono NC Rebbibia dove su 782 unità di polizia penitenziaria previste sono presenti sono 610 cioè una carenza di circa il 22%. Segue CC Velletri: polizia penitenziaria previsti 275, mentre, i presenti sono 217 e una carenza di circa il 21%.

CC Viterbo: polizia penitenziaria previsti 330, mentre, i presenti sono 264 cioè una carenza di circa il 20% e ancora CC Cassino con 142 agenti polizia penitenziaria previsti e 111 presenti con una carenza di circa il 21,83%. E ancora CR Civitavecchia: polizia penitenziaria previsti 53, mentre, i presenti sono 42 cioè una carenza di circa il 20,75%. Solo il carcere di Latina ha il personale al completo, gli altri istituti registrano tutti una carenza intorno al 20 per cento. In totale nella regione Lazio su un totale di 3.418 unità di polizia penitenziaria previste sono presenti 2.853. All'appello mancano quindi 565 unità.

A Rebibbia 483 detenuti in più

Sul fronte opposto, il problema del sovraffollamento interessa i 14 istituti della regione: a fronte di una capienza regolamentare di 5.312 posti, i detenuti presenti sono 6.687, con un surplus di 1.375 persone. Gli istituti più saturi sono:

  • Rieti NC/CC: 523 detenuti per 295 posti (+228)
  • Civitavecchia NC/CC: 526 detenuti per 358 posti (+268)
  • Rebibbia NC: 1.651 detenuti per 1.171 posti (+483)
  • Velletri: 584 detenuti per 412 posti (+172)
  • Viterbo CC: 716 detenuti per 440 posti (+276)

Il nodo piantonamenti

"Attualmente la situazione di sovraffollamento produce criticità sugli istituti, in caso di piantonamenti - scriva la Fns Cisl Lazio in una nota -. Servizio 'affidato' purtroppo ai reparti detentivi, già in sofferenza, rispetto, invece, a chi dovrebbe effettuarle, cioè i nuclei di polizia per le traduzioni. Non bastano le poche unità arrivate dal 185° corso, serve più personale. Situazione che peggiorerà con le aperture previste nella regione di nuovi padiglioni, Civitavecchia NC, CC Viterbo".

"Negli istituti ci sono molti posti di servizio, ma non vi è il numero necessario del personale per occuparli - sottolinea il sindacato - e questa situazione produce accorpamenti di posti e sovraccarico per l’esiguo personale in servizio che deve farsi carico, anche, di piantonamenti - con orari in violazione all’accordo quadro nazionale - e di altri pur di garantire la sicurezza con conseguente lesione dei propri diritti".

"Aumentare i personale e investire sulle strutture"

Per la Fns Cisl Lazio "occorrono più reparti come la struttura complessa di medicina protetta SCMP Sandro Pertini o Belcolle di Viterbo. Occorre implementare la dotazione organica di personale di Polizia Penitenziaria. Vi è la necessità di medici psichiatrici h24 negli istituti per detenuti con problemi mentali, occorre garantire e tutelare il personale tutto affinché si possano migliorare le condizioni lavorative". "Servono investimenti sulle strutture in cui insistono gli ambienti di lavoro spesso vetusti e privi di tutte le necessarie previsioni utili a garantire salubrità, sicurezza e igiene per chi ci lavora e per chi è costretto a viverci" conclude il sindacato.