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Carcere di Viterbo, sindacati in agitazione: timori per la chiusura del 41-bis

Carcere di Viterbo, sindacati in agitazione: timori per la chiusura del 41-bis

Carcere-generica

Viterbo è al centro di una nuova vertenza sindacale: gli agenti di polizia penitenziaria del carcere “Nicandro Izzo” sono in stato di agitazione dopo la chiusura della sezione 41-bis e il contestuale trasferimento dei detenuti. A comunicarlo è la Fns Cisl Lazio, guidata dal segretario regionale Massimo Costantino, che non esclude nei prossimi giorni di «organizzare un'ulteriore forma di protesta dinanzi alla casa circondariale».

Chiusura del 41-bis e trasferimenti

A inizio settembre, 41 detenuti sottoposti al regime di carcere duro sono stati trasferiti da Mammagialla al penitenziario di Uta, in Sardegna. La Fns Cisl Lazio precisa che «non intende entrare nel merito delle legittime posizioni politiche favorevoli o contrarie alla scelta di trasferire la popolazione detenuta sottoposta al regime speciale, ma c'è la necessità di aver chiarezza su come sarà convertito il reparto e se sarà modificata la capienza detentiva, visto che il numero di detenuti risulterebbe maggiore rispetto ai 40 detenuti previsti». Il sindacato aggiunge: «A ciò deve tenersi presente anche l'apertura del nuovo padiglione D3 di circa 80/90 posti per detenuti, e ciò rende la situazione alquanto critica».

Carichi di lavoro e numeri a Mammagialla

Per la Fns Cisl, «ogni trasformazione comporta un maggior carico di lavoro e una modifica dell'organizzazione che va ad aggravare le condizioni del personale esistente, e ciò non è accettabile». Il quadro, spiega il sindacato, è aggravato dal sovraffollamento: «La situazione attuale sia del carcere di Viterbo che della regione - denuncia il sindacato - è segnata da una gravissima e cronica carenza di personale della polizia penitenziaria, strettamente legata a un record storico di sovraffollamento dei detenuti». A Mammagialla i detenuti sono 623 a fronte di una capienza regolamentare di 440. «Una differenza - sottolinea la Fns Cisl - di +183 detenuti». Gli agenti sono 272 rispetto ai 350 previsti: «Mancano - chiarisce il sindacato - 78 unità, a cui vanno aggiunte ulteriore 20 del Gruppo operativo mobile (Gom) trasferite in Sardegna. Quindi la carenza è di circa 98 unità. Non dimenticando, tra l'altro, che il Nucleo traduzioni e piantonamenti ha una dotazione organica non adeguata alle effettive esigenze operative dell'istituto e dei servizi affidati anche in ambito regionale».

Le richieste al Prap del Lazio

Il 10 settembre tutte le sigle regionali (Sappe, Sinappe, Osapp, Uil, Uspp e Fns Cisl) hanno domandato un «incontro urgente» al Prap Lazio, guidato da Giacinto Siciliano. Hanno evidenziato che «risulta chiara una frattura delle corrette relazioni sindacali» e hanno «ritirato tutte delle delegazioni locali», annunciando l’assenza alla riunione del 18 settembre. Contestualmente è stato comunicato, «con effetto immediato, lo stato di agitazione» e che, «in caso di mancata convocazione da parte del Prap nel termine di dieci giorni, si provvederà a organizzare un'ulteriore forma di protesta dinanzi alla casa circondariale di Viterbo».

La posizione della Fns Cisl Lazio

La Fns Cisl Lazio ribadisce le priorità operative per la regione: «c'è necessità che possa essere ulteriormente rafforzato il numero delle assegnazioni, anche in considerazione delle esigenze operative della regione Lazio, ma è indispensabile che chi ha la responsabilità della gestione degli istituti nei territori sappia tenere il passo, mettendo il personale nelle condizioni di lavorare in sicurezza, valorizzando le professionalità e garantendo un'organizzazione efficiente».