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Canino, crolla la torre anemometrica: si riaccende il dibattito sul parco eolico Sugarella

Canino, crolla la torre anemometrica: si riaccende il dibattito sul parco eolico Sugarella

Testo del paragrafo (6)

Canino torna al centro dell’attenzione dopo il crollo della torre anemometrica installata in località Mezzagnone, struttura a supporto degli studi per il futuro parco eolico "Sugarella". L’apparato, montato da pochi giorni e con un’altezza paragonabile al mozzo delle pale previste, è precipitato al suolo, generando preoccupazione tra residenti e agricoltori della Tuscia e riaprendo il confronto sull’uso del territorio agricolo per le rinnovabili.

Il crollo a Mezzagnone e le preoccupazioni locali

L’area interessata coincide con un progetto che prevede 13 torri eoliche alte circa 200 metri. L’episodio ha rimesso al centro le osservazioni del comitato “Tutela territorio Tuscia” presentate nell’ambito della Valutazione di impatto ambientale (Via) al Mase, con particolare attenzione ai profili di sicurezza e alla compatibilità con l’economia rurale.

Le contestazioni tecniche del Comitato

“La società proponente - spiega Tutela territorio Tuscia - ha basato l'intera stima di producibilità energetica e di redditività dell'impianto sul cosiddetto "anemometro virtuale", ovvero su catene modellistiche e serie storiche estrapolate da simulazioni al computer. Ma l'analisi cartografica e Gis effettuata dal Comitato ha rivelato che il punto geografico su cui la proponente ha calcolato i dati del vento si trova a coordinate esterne all'effettiva area di sedime del progetto "Sugarella", posizionandosi in una zona differente e più vicina alla costa”.

Secondo il Comitato, sul sito reale del parco eolico la velocità media del vento sarebbe inferiore di circa 0,6 m/s rispetto a quanto dichiarato, con una possibile riduzione della producibilità attesa nell’ordine del 25%.

Impatti su agricoltura e territorio

Le memorie depositate indicano criticità per espropri, viabilità di cantiere e servitù legate all’elettrodotto, con effetti potenzialmente penalizzanti per le aziende agricole e il valore dei fondi. Il progetto prevede inoltre un cavidotto di circa 36 chilometri che attraverserebbe aree ad alta valenza archeologica e turistica, tra cui le zone intorno al Castello di Vulci, al ponte dell’Abbadia e all’antica città di Castro. Il Comitato segnala anche la saturazione della rete di trasmissione e richiami alle delibere Arera sui costi di mancato assorbimento.

Le richieste di chiarimento sulla sicurezza

“Se una struttura temporanea e relativamente leggera come un traliccio per la misura del vento crolla al suolo dopo pochissimi giorni dall'installazione - conclude il Comitato -, come si può guardare con serenità e sicurezza alla futura installazione e gestione di un parco di giganteschi aerogeneratori industriali alti circa 230metri? Impianti di siffatta imponenza richiedono un'estrema perizia tecnica, ingegneristica e manutentiva, criteri che non possono prescindere dalla massima trasparenza e sicurezza. Il rischio, altrimenti, è quello di esporre a pericoli concreti chi la terra la lavora quotidianamente, correndo il rischio di trasformare irreversibilmente un territorio amato, protetto e vissuto dai cittadini in un'area industriale deprezzata e ferita”.

Fonte: https://www.viterbotoday.it/attualita/crollo-torre-parco-eolico-canino-18-5-2026.html