Roma e Lazio devono fare i conti con un caldo estremo e prolungato che non colpisce solo l’estate. Gli effetti si vedono già ora nelle campagne: i fiori invernali come ciclamini, stelle di Natale e crisantemi, destinati alle vendite dei mesi freddi, crescono in queste settimane ma le temperature oltre i 35 gradi ne rallentano lo sviluppo, allungano i cicli e fanno lievitare i costi di irrigazione e protezione fitosanitaria. «Sopra i 35 gradi le piante rallentano o bloccano la crescita».
Fiori invernali in ritardo
«Quando si superano i 35 gradi le piante vanno in protezione, chiudono gli stomi e smettono di traspirare. È come se rimanessero imbalsamate anche per quattro o cinque ore al giorno», spiega al Corriere Danilo Anselmi, vicepresidente dell'Associazione Filiera Florovivaistica del Lazio. «Il grande caldo, esattamente come il grande freddo, blocca la pianta e non la fa crescere come dovrebbe», sottolinea Anselmi. Al di sopra di questa soglia la pianta «va in protezione», diventa più debole ed è più esposta ad agenti patogeni e funghi, con un maggiore impiego di fungicidi e una spesa crescente per l’irrigazione. La pressione degli insetti infestanti aumenta con cicli riproduttivi accelerati fin da marzo, rendendo più complessi i trattamenti. Con il caldo, inoltre, «bisogna stare attenti a effettuare trattamenti chimici perché si rischia di bruciare la pianta», osserva ancora il vicepresidente dell'associazione laziale.
Api e miele, raccolti in contrazione
La stagione pesa anche sugli apiari. Di Girolamo (Aral Apicoltori): «Produzione di miele in calo di circa il 30%». «Siamo intorno a un 30% in meno rispetto all'anno scorso, che era già stato un anno negativo», spiega Vittorio Di Girolamo, presidente di Aral (Associazione regionale apicoltori Lazio). A incidere non è solo il picco termico estivo, ma l’instabilità della stagione: piogge primaverili fuori periodo hanno interferito con le fioriture e il caldo successivo ha seccato parte della vegetazione. In alcune situazioni gli apicoltori sono stati costretti a nutrire direttamente le colonie, con ulteriori costi aziendali.
Latte e coltivazioni sotto stress nel Lazio
Il caldo colpisce anche gli allevamenti bovini. Secondo Coldiretti Lazio, le alte temperature possono ridurre fino a tre litri di latte al giorno per ogni vacca. Nel Lazio si contano 7.123 allevamenti bovini e circa 58 mila vacche da latte, mentre nel 2025 la produzione ha raggiunto 215.879 tonnellate. A soffrire sono anche le colture: per l’orticoltura le stime indicano riduzioni fino al 20%, tra il 20% e il 30% per i foraggi e, nelle situazioni più difficili, fino al 40% per la soia. Alla perdita di prodotto si sommano irrigazioni più frequenti, maggiore utilizzo degli impianti e più ore di funzionamento dei mezzi agricoli, con un generale aumento dei costi di produzione.