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Caccia, scontro al senato sulla riforma: il richiamo di Leone XIV e il dossier del governo

Caccia, scontro al senato sulla riforma: il richiamo di Leone XIV e il dossier del governo

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Scontro al Senato sulla proposta di riforma della legge sulla caccia, in discussione con primo firmatario Lucio Malan, capogruppo di FdI. Il testo ha acceso il confronto tra governo, opposizioni e associazioni ambientaliste, con posizioni distantissime sul perimetro delle tutele e sulla gestione della fauna.

Il provvedimento in senato

Secondo le opposizioni, la riforma amplierebbe il numero di specie cacciabili e le aree dove l’attività venatoria sarebbe consentita, motivo per cui viene chiesto il ritiro immediato del ddl. La segretaria del Pd Elly Schlein parla di «resa incondizionata alla frangia venatoria più estremista, in barba alla scienza, al diritto europeo e al dovere costituzionale di tutelare l’ecosistema e la biodiversità». Sulla stessa linea i leader di M5S e Avs, con Giuseppe Conte che denuncia un «passo indietro» e Angelo Bonelli che avverte: «Vogliono trasformare parchi, aree protette e perfino le spiagge in luoghi dove si può sparare». Dalla maggioranza arriva il no della deputata di Nm Michela Vittoria Brambilla, favorevole a una «abolizione totale» della caccia.

Il richiamo del Papa e la mobilitazione ambientalista

Wwf, Legambiente e Lipu si schierano contro la riforma. L’associazione degli uccelli selvatici rende pubblica una lettera del Pontefice: «È una questione di grande rilevanza sociale e morale». La Lipu riferisce che Leone XIV, nel rispetto della terzietà della Santa Sede, assicura che non mancherà di promuovere «il rispetto e la tutela del creato». Il tema, sottolinea la stessa associazione, è indicato dal Papa come «Questione di rilevanza morale».

Le repliche dell’esecutivo

Un dossier del ministero dell’Agricoltura sostiene che «tutte le forze politiche, le Regioni e i Comuni hanno chiesto di intervenire» e chiarisce l’impianto del provvedimento: «Aggiornare una legge non significa demolirla ma rimetterla in condizione di funzionare». Il governo smentisce l’allargamento delle zone di caccia e ribadisce che «La pianificazione del territorio resta di competenza regionale. Mappare e aggiornare non significa cancellare le tutele. Proteggere la fauna non significa lasciare che ogni popolazione cresca senza alcuna forma di controllo». Viene poi esclusa una riduzione delle aree protette («Non esiste alcun obbligo generalizzato»), la possibilità di caccia nei parchi («Restano aree sottratte all’attività venatoria») e il rischio per le specie tutelate: «Sono tenuti in considerazione i dati scientifici». Sul fronte europeo, si precisa che non c’è «Nessun atto formale di bocciatura».

Il fronte delle imprese

La maggioranza incassa il sostegno di Cia e Confcooperative, che sintetizzano così le preoccupazioni dei produttori: «Da anni denunciamo l’insostenibilità della pressione della fauna selvatica su territori e produzioni».