La mappa dei bar di quartiere a Roma si sta assottigliando. Tra il 2019 e il 2025 la Capitale registra un calo del 30 per cento delle attività, uno degli indici più alti in Italia, con 2.827 esercizi in meno. Sul piano nazionale, secondo il rapporto di Confesercenti, nello stesso periodo hanno chiuso oltre 24mila imprese, un ritmo di 11 al giorno. Pesano la crisi dei consumi, i costi di gestione in aumento e margini sempre più ridotti.
Periferie in sofferenza e desertificazione commerciale
Il fenomeno colpisce con maggiore intensità le periferie, dove il calo del potere d’acquisto si manifesta in modo più evidente. Come spiega Claudio Pica, presidente di Fiepet-Confesercenti, il quadro è netto: «perché sta diminuendo il potere d’acquisto e non si vedono più molte famiglie fare colazione al bar». Negli ultimi sette-otto anni, aggiunge Pica, «il consumo di caffè al bar è diminuito del 20 per cento», complice la diffusione capillare delle macchinette a cialde anche in contesti non tradizionali.
Il tema si inserisce nella più ampia desertificazione commerciale dei quartieri. Pica ricorda un passato recente molto diverso: «In passato in via Prenestina era piena di negozi e c’era un bar ogni 100 metri — ricorda Pica — : con sempre più serrande abbassate molte zone hanno perso potere attrattivo e i bar faticano a rimanere aperti». In questo scenario, per non affondare molte attività stanno ripensando la proposta: trasformazioni in bar-pasticceria o gelateria e servizi aggiuntivi per intercettare clienti diversi lungo l’arco della giornata.
Centro storico saturo: regole e controlli nel mirino
All’opposto delle periferie, nel Centro storico il problema è l’eccesso di offerta. Le sigle di categoria sottolineano la saturazione del perimetro Unesco, dove resistono i bar ma proliferano format ibridi e conversioni verso attività più redditizie. Pica chiede un cambio di passo sui controlli e sulle regole: «È necessario trovare strumenti per una migliore regolamentazione e aumentare i controlli — insiste Pica — . Ormai è pieno di finti esercizi di somministrazione con artigiani che mettono le macchinette per il caffè e confezionano panini per il consumo sul posto aggirando facilmente le norme».
Nel cuore turistico della città, molte insegne hanno scelto la riconversione in simil gastronomie con preparazioni da asporto, in particolare primi piatti, per intercettare la domanda dei visitatori. La questione non è solo economica ma anche di sicurezza urbana, come sottolinea Pica: «Un’insegna illuminata e una saracinesca alzata contribuiscono al controllo sociale, ancor più in una città buia come Roma».
Le richieste del settore e il dialogo con il Campidoglio
Per sostenere una strategia di rilancio, Confesercenti ha raccolto oltre 70mila firme a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare sulla rigenerazione urbana attraverso le attività commerciali. Tra gli obiettivi indicati figurano la riduzione dei tributi locali e della pressione fiscale, così da ridare fiato a chi resta sul territorio. La categoria attende un confronto con l’assessora capitolina alle Attività produttive, Valeria Baglio, per intervenire sulla saturazione del Centro e affrontare gli squilibri tra zone turistiche e quartieri residenziali.
Costi in aumento e nuove abitudini: l’allarme di Fipe
Il quadro è condiviso anche da Fipe Confcommercio. Il presidente Sergio Paolantoni definisce il dato noto e preoccupante: «Un dato che conosciamo e lamentiamo da tempo. Le abitudini dei clienti sono cambiate e continuano a espandersi le nuove attività di street food a discapito dei bar di prossimità». A zavorrare i conti, spiega, è la combinazione tra spese fisse in crescita e redditività compressa: «il costo elevato degli affitti, dell’energia e delle materie prime non compensato dalla bassa marginalità, malgrado turni di lavoro lunghissimi».
Strategie per restare aperti
Nel contesto attuale, la sostenibilità dei bar di quartiere passa anche dalla capacità di ampliare la proposta e presidiare più momenti di consumo. Diversificare l’offerta con laboratori di pasticceria o gelateria, affiancare servizi complementari e rafforzare la qualità possono contribuire a stabilizzare i ricavi. Nelle aree più esposte alla desertificazione commerciale, l’obiettivo è recuperare attrattività e socialità di prossimità; nel Centro storico, invece, il nodo è la regolamentazione di format ibridi e l’equilibrio tra residenti, turisti e operatori.
Sul piano cittadino, le associazioni di categoria chiedono interventi mirati per il tessuto produttivo romano, con particolare attenzione a periferie e vie commerciali storiche. La prospettiva indicata dagli operatori è chiara: alleggerire i costi, riequilibrare l’offerta nel sito Unesco e accompagnare la transizione dei bar verso modelli più resilienti senza snaturarne il ruolo di presidio sociale nei quartieri.