Bambino Gesù, studio su anoressia nervosa: possibile nuova cura. Una svolta che avrebbe dell'epocale in ambito medico: uno studio del Bambino Gesù aprirebbe a nuove possibilità di cura in relazione all'anoressia nervosa: una delle più gravi patologie psichiatriche con un’incidenza in aumento tra adolescenti e bambini, che si manifesta in modo sempre più precoce.
Bambino Gesù, studio su anoressia nervosa: cosa può cambiare
A un passo dal 15 marzo, Giornata nazionale del fiocchetto lilla dedicata ai disturbi alimentari, arrivano dal Bambino Gesù notizie cruciali per la cura dell’anoressia nervosa. Uno studio condotto da clinici e ricercatori dell’ospedale, apre nuove chance terapeutiche grazie all’uso della Stimolazione transcranica a corrente diretta (Tdcs): si tratta di una tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva che ha dimostrato un impatto positivo sulla regolazione del comportamento alimentare.
I risultati sull’efficacia della terapiasono stati anticipati nel corso di un convegno scientifico dedicato ai disturbi della nutrizione che si è tenuto lo scorso febbraio nella sede di San Paolo del Bambino Gesù. Il progetto ha coinvolto 64 pazienti dell’ospedale con diagnosi di anoressia nervosa, di età compresa tra i 10 e i 18 anni, per la maggior parte di genere femminile (62 su 64). La ricerca, iniziata nel 2020 e conclusa nel mese di febbraio 2025, è stata condotta nell’ambito di un trial clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno trattato con placebo, l’altro con la tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva che agisce sulla corteccia prefrontale, area chiave nel controllo del comportamento. La terapia, che consiste nell'applicazione di elettrodi che emettono una corrente continua di bassa intensità non percepibile dal soggetto stimolato, è stata somministrata per 6 settimane con 3 sedute settimanali della durata di 20 minuti.
Lo studio del Bambino Gesù ha mostrato l’impatto positivo della terapia sulla regolazione del comportamento alimentare. I dati emersi mostrano che i partecipanti sottoposti alla stimolazione reale hanno mostrato un miglioramento significativo della sintomatologia dell’anoressia, con effetti stabili e progressivi fino a 6 mesi dopo la conclusione del trattamento. Al contrario, nel gruppo placebo, i miglioramenti osservati tendevano a ridursi nel tempo.
"Questi risultati – spiega Floriana Costanzo, psicologa del Bambino Gesù e responsabile del progetto di ricerca - suggeriscono che la stimolazione cerebrale non invasiva, affiancata alle terapie standard come il supporto psichiatrico, nutrizionale e psicologico, è in grado di potenziare l’efficacia dell’iter di cura”.
La validità della Tdcs, sottolinea inoltre Costanzo “apre scenari innovativi nella lotta contro l’anoressia nervosa in età evolutiva. Grazie alla sua semplicità, sicurezza e basso costo, questa tecnologia potrebbe diventare un’opzione facilmente accessibile per migliorare le terapie esistenti e per favorire un recupero più stabile e duraturo".