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Balletto di Roma debutta a MilanOltre: prima nazionale il 7 ottobre 2026

Balletto di Roma debutta a MilanOltre il 7 ottobre 2026 al Teatro Elfo Puccini. Anteprima nazionale il 16 luglio, nuova creazione di Chiara Ameglio.

Balletto di Roma debutta a MilanOltre: prima nazionale il 7 ottobre 2026

Immagine generata con AI

Balletto di Roma presenta una nuova produzione che debutta in prima nazionale il 7 ottobre 2026 in occasione del Festival Milanoltre, sul palcoscenico del Teatro Elfo Puccini di Milano. Il progetto, atteso in anteprima nazionale il 16 luglio 2026, nasce da una residenza artistica ospitata al Balletto di Roma nell’ambito del Progetto Prove d’Autore 2024, promosso dal Network Anticorpi XL. La coreografia è firmata da Chiara Ameglio, diplomata alla Scuola Civica Paolo Grassi e co-fondatrice della compagnia Fattoria Vittadini, chiamata dalla direzione del Balletto di Roma a creare una produzione originale per la Compagnia.

Il debutto a MilanOltre

La nuova creazione della Compagnia del Balletto di Roma arriverà al pubblico in prima nazionale il 7 ottobre 2026 nel cartellone del Festival Milanoltre, al Teatro Elfo Puccini di Milano. A precedere il debutto, l’anteprima nazionale fissata per il 16 luglio 2026 offrirà un primo sguardo sull’opera, concepita per dialogare con uno dei contesti più seguiti della scena contemporanea italiana. La scelta del festival e della sede teatrale colloca la nuova produzione in un orizzonte di confronto autorevole, valorizzando il percorso creativo avviato a Roma e portato in scena in Lombardia.

Una creazione maturata al Balletto di Roma

Il lavoro ha preso forma durante una residenza artistica realizzata al Balletto di Roma, all’interno del Progetto Prove d’Autore 2024 promosso dal Network Anticorpi XL. In questo contesto, la coreografa Chiara Ameglio, diplomata alla Scuola Civica Paolo Grassi e co-fondatrice della compagnia Fattoria Vittadini, è stata invitata dalla direzione del Balletto di Roma a sviluppare una nuova produzione pensata per la Compagnia. La permanenza in sala e il lavoro con gli interpreti hanno permesso di affinare un linguaggio scenico che coniuga immaginario rituale, stratificazione storica e sensibilità contemporanea.

Visioni sceniche e immaginario

La scena si apre su otto figure mascherate che emergono come presenze di un tempo remoto e avanzano in palcoscenico con il passo di un Carnevale antico. L’effetto è quello di una processione sospesa tra festa e presagio, dove il gesto coreografico si carica di simboli e rimandi. L’impianto visivo e drammaturgico suggerisce una scrittura per quadri che attraversa il ritmo della celebrazione e l’ombra del sacrificio, mentre un’eco di miti collettivi accompagna i movimenti del gruppo. In questa cornice, il passato non è semplice citazione: diventa un serbatoio di segni che trova risonanza nel presente, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e al tempo stesso riflessiva.

Musica tra Vivaldi e nuove composizioni

L’ossatura sonora alterna la vitalità barocca di Vivaldi a pagine inedite firmate da Luca Salvadori. Il dialogo tra repertorio e scrittura originale definisce un paesaggio acustico che sostiene e contrappunta l’azione scenica: la partitura storica fornisce pulsazione e riconoscibilità, mentre le nuove composizioni aprono spazi di tensione e ascolto, invitando gli interpreti a una relazione dinamica con il tempo e con l’energia della danza. La musica diventa così un motore drammaturgico, capace di orientare corti e contrasti, sospensioni e riprese.

Rito, festa e tragedia

Il percorso coreografico si articola come un viaggio che attraversa festa, rito e tragedia. Tra cortei, apparizioni e presagi, le maschere inseguono la figura del Re del Carnevale, individuato nella tradizione come la vittima da offrire per restituire purezza alla comunità. La drammaturgia scardina però l’aspettativa: il meccanismo rituale si inceppa, e il paradigma della colpa concentra su di sé uno sguardo diverso. Non è più un unico corpo a farsi carico dell’espiazione, perché il peso dell’errore si dilata e si diffonde, attraversando l’intero gruppo. In scena, l’idea di sacrificio si riformula, e il conflitto collettivo prende il posto della responsabilità isolata.

La collettività al centro

La proposta mette in primo piano la comunità, non come sfondo ma come protagonista dell’azione. La colpa smette di essere circoscritta a un solo individuo e si moltiplica fino a investire ogni presenza: ciascuno diventa al tempo stesso responsabile, esposto e sacrificabile. In questa prospettiva, la danza disegna traiettorie condivise e fratture interne, alterna unisoni e divergenze, costruisce spazi rituali in cui la figura singola è continuamente ridefinita dal rapporto con gli altri. Il dispositivo coreografico rende visibile una tensione che riguarda il corpo sociale e il suo bisogno di purificazione, affidando al pavimento scenico il compito di accogliere e restituire segni di resistenza e di fragilità.

Uno sguardo dalla capitale

Per la città di Roma e per il pubblico del Lazio, la nuova produzione del Balletto di Roma rappresenta un tassello significativo di un percorso creativo coltivato in sede e presentato in un contesto nazionale di rilievo. La residenza svolta nelle sale della Compagnia ha consentito di consolidare la relazione tra artisti, territorio e istituzione, mentre il debutto a Milano offre una vetrina di confronto ampia e qualificata. Il risultato è un progetto che conserva una chiara impronta romana e, al contempo, si apre a una platea più vasta, affermando l’attenzione della Compagnia per la ricerca, la drammaturgia del gesto e la qualità dell’interpretazione.

Attesa per le date di luglio e ottobre

L’anteprima nazionale del 16 luglio 2026 e la prima nazionale del 7 ottobre 2026 scandiscono il calendario di un debutto che invita alla visione. Il percorso di creazione, alimentato dal Progetto Prove d’Autore 2024 e dalla collaborazione con il Network Anticorpi XL, incontra il pubblico con un impianto poetico che unisce ritualità, memoria e presente. La combinazione tra la scrittura di Chiara Ameglio, l’energia degli interpreti e la partitura musicale che intreccia Vivaldi e Luca Salvadori annuncia un’esperienza scenica orientata all’ascolto e alla risonanza emotiva, con lo sguardo rivolto alla collettività e ai suoi contrasti.