Il rito quotidiano dell’espresso al bar inizia a pesare di più sul portafoglio dei romani. Secondo i dati diffusi da Fipe-Roma, ad aprile 2025 il prezzo medio di una tazzina nella provincia di Roma ha raggiunto 1,14 euro, segnando un aumento del 6,5% rispetto allo stesso mese del 2024, quando si attestava a 1,07 euro. Un incremento che corrisponde in realtà a soli 7 centesimi su base annua.
Il presidente di Fipe Roma, Sergio Paolantoni, ha sottolineato come sia sempre più complicato per i gestori ottenere margini su un prodotto dal prezzo così contenuto: “Fare ricavi su un bene come il caffè diventa un’impresa. Molti esercizi, soprattutto i più piccoli, sono costretti a chiudere”.
A pesare sulle casse dei bar non è solo il costo del caffè, aumentato a livello globale, ma anche la crescita delle spese fisse, dai canoni di locazione ai costi del personale. Tuttavia, il prezzo dell’espresso in Italia – e a Roma in particolare – resta tra i più bassi in Europa.
L’adeguamento dei listini nel settore dei servizi, come evidenzia Fipe, segue una dinamica più lenta rispetto a quella dei beni. Guardando al 2022, anno in cui è iniziata la spinta inflazionistica, la tazzina costava in media 1,03 euro: l’aumento del 10,7% registrato in tre anni risulta perfino inferiore all’inflazione complessiva del periodo, pari all’11,1%.
Caffè, le parole di Paolantoni
Sergio Paolantoni, presidente di Fipe-Confcommercio Roma, dichiara: “Analizzare la dinamica dei prezzi del caffè espresso al bar non può prescindere dal ruolo che la tazzina riveste nelle vendite complessive che da noi è generalmente alto. Il risultato è che se aumentano i costi, ad esempio quello d’affitto, è proprio sulla tazzina che siamo costretti a recuperarli in modo almeno proporzionale. Fare fatturato con un prezzo unitario che oscilla intorno all’euro dando un servizio che i consumatori continuano ad apprezzare è un’equazione sempre più difficile da risolvere. Non è un caso che continuano ad essere tanti i bar che ogni anno chiudono i battenti”.