Una settimana di grande danza attraversa i palcoscenici italiani e fa tappa a Roma con il ritorno di Astor. Un secolo di tango, omaggio scenico a Astor Piazzolla firmato Balletto di Roma. Lo spettacolo, vicino a tagliare il traguardo delle cento repliche tra Italia e estero, sarà in scena al Teatro Olimpico dal 30 settembre al 2 ottobre, all’interno della stagione dell’Accademia Filarmonica Romana, in un allestimento rinnovato che intreccia biografia, musica dal vivo e scrittura coreografica contemporanea.
Il ritorno al Teatro Olimpico
La produzione torna nella Capitale con una veste originale che attraversa la vita e l’universo artistico di Piazzolla, icona capace di ridefinire il perimetro del tango nel Novecento. Il cartellone romano accoglie così un titolo che ha trovato lungo corso sulle scene, rafforzato da una drammaturgia musicale e visiva pensata per il pubblico di oggi e calibrata per gli spazi del Teatro Olimpico. La presenza in stagione sottolinea la continuità del dialogo tra danza e musica promosso dall’Accademia Filarmonica Romana, con un’attenzione precisa alle produzioni che uniscono tradizione e ricerca.
Un racconto in musica e danza
Nato da un concept di Luciano Carratoni, con la regia dell’argentino Carlos Branca e la coreografia di Valerio Longo, lo spettacolo compone un percorso scandito da immagini e partiture che rivelano gli incontri e le esperienze che hanno alimentato la creatività di Piazzolla. L’asse drammaturgico è sostenuto dalla musica dal vivo di Mario Stefano Pietrodarchi, al bandoneón e alla fisarmonica, e dalla voce narrante di Vincenzo Bocciarelli, cui si affiancano Leonardo e Cristina Elias, interpreti della tradizione più autentica del tango, insieme agli otto Solisti del Balletto di Roma. L’obiettivo è restituire la fisionomia di un artista divenuto simbolo di una nuova idea di musica, capace di varcare i confini dei generi e dei linguaggi.
La metafora del porto e la promessa della partenza
La scena si apre su un porto, luogo sospeso tra arrivi e partenze, metafora di una frontiera abitata da vento e onde, dove si depositano memorie e si accendono possibilità. È un riferimento che richiama il viaggio compiuto dai genitori del compositore dall’Italia nei primi decenni del secolo scorso, ma che diventa figura universale di chi ripone nel partire il desiderio di una seconda occasione. In questa cornice si staglia la visione del Balletto di Roma, compagnia che ha fatto dell’esplorazione dei linguaggi e della contaminazione tra estetiche diverse un tratto identitario, traducendo quell’orizzonte in gesto, ritmo e relazione scenica.
La scrittura coreografica e gli arrangiamenti originali
La ricerca di Valerio Longo mette in dialogo la storicità del tango con la danza contemporanea evitando ogni colore illustrativo. La costruzione coreografica si lascia guidare dalle partiture di Piazzolla e dagli arrangiamenti originali di Luca Salvadori, inseguendo un fraseggio che si fa racconto, tensione, memoria in atto. In questo equilibrio, l’iconografia del tango viene evocata e trascesa, rilanciando il legame con una musica profondamente innovativa che ha assorbito il respiro del tempo e delle esperienze del suo autore.
"Un secolo di tango' – racconta il coreografo – è uno spettacolo di intrecci, di magie tra musica e danza, dove si è voluto percorrere quello che è il valore dell’intreccio musicale di un grande artista come Astor Piazzolla nella sua ricerca di contemporaneità, partendo da una musica profondamente innovativa arrivando poi a un gesto che non è soltanto movimento, ma anche interpretazione. La danza contemporanea va vicino alla danza storica del tango e si contaminano a vicenda, così come la musica di Piazzolla è stata contaminata da tutto ciò che lui viveva".
Voci, strumenti e presenze sceniche
La trama sonora del bandoneón e della fisarmonica di Mario Stefano Pietrodarchi incornicia la drammaturgia, mentre la parola di Vincenzo Bocciarelli apre passaggi narrativi e suggerisce prospettive. La partecipazione di Leonardo e Cristina Elias offre al pubblico una testimonianza diretta della linea più ortodossa del tango, che si intreccia con il lavoro degli otto Solisti del Balletto di Roma per un disegno scenico che alterna assolo, duetti e quadri d’insieme. Il risultato è un mosaico di gesti e timbri, un registro espressivo che si espande oltre la forma, inseguendo il battito della partitura piazzolliana.
Le date a Roma e il percorso in Italia
L’appuntamento romano è fissato dal 30 settembre al 2 ottobre al Teatro Olimpico, nell’ambito della stagione dell’Accademia Filarmonica Romana. Dopo la tappa nella Capitale, la produzione approderà il 30 ottobre al Teatro San Domenico di Crema e proseguirà in tournée in altri teatri italiani. Lo spettacolo è realizzato con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Argentina in Italia, a suggello del legame culturale con il Paese che ha visto emergere Piazzolla e la sua rivoluzione musicale.
Un omaggio che parla al presente
La materia scenica di Astor. Un secolo di tango non si limita all’evocazione: la scelta del Balletto di Roma è di fare della memoria un motore, collocando l’ascolto al centro dell’azione coreografica. L’incontro tra suono e movimento evita la riproduzione letterale delle forme e preferisce la vitalità del segno, tra pause, accenti e contrappunti. Così il tango, attraversato da Piazzolla, diventa sponda di una scrittura che riflette sul gesto contemporaneo, sul suo potere di accoglienza e trasformazione.
Il contesto di una settimana di palcoscenici
Il ritorno in scena di questo titolo si inserisce nella settimana dal 28 settembre al 4 ottobre, segnata da un calendario ricco di debutti e novità. Tra le proposte, il ritorno di Giselle alla Scala di Milano e a Roma, e i ritmi travolgenti del Ballet national de Marseille – La Horde. Nella Capitale, inoltre, spicca la riapertura del Teatro Eliseo dopo sei anni, con il debutto di “Turbati come siamo, pallidi di preoccupazioni” di Lucia Calamaro. In questo panorama, l’omaggio a Piazzolla firmato Balletto di Roma offre al pubblico romano un appuntamento che unisce qualità artistica e forte richiamo popolare.