Leone XIV ha lanciato un appello accorato alla comunità internazionale al termine dell’Angelus, affacciandosi dalla finestra del Palazzo apostolico. Con parole nette, il pontefice ha chiesto lo stop alle ostilità in Medio Oriente e la ripresa dei negoziati: «A nome dei cristiani del Medio Oriente e di tutte le donne e gli uomini di buona volontà, mi rivolgo ai responsabili di questo conflitto: cessate il fuoco, si riaprano percorsi di dialogo! La violenza non potrà mai portare alla giustizia, alla stabilità, e alla pace che i popoli attendono…».
L’appello per il Medio Oriente
Nel suo intervento, il Papa ha richiamato la sofferenza delle popolazioni coinvolte, ribadendo la necessità di fermare la spirale della guerra e sostenere ogni iniziativa di dialogo e di pace. Ha ricordato le vittime civili e gli sfollati, esprimendo vicinanza a chi è stato colpito da bombardamenti su aree sensibili. «Fratelli e sorelle, da due settimane i popoli del Medio Oriente soffrono l’atroce violenza della guerra. Migliaia di persone innocenti sono state uccise e moltissime altre costrette ad abbandonare le proprie case. Rinnovo la mia vicinanza orante a tutti coloro che hanno perso i propri cari negli attacchi che hanno colpito scuole, ospedali e centri abitati».
Focus sul Libano e il ricordo di padre Pierre Al-Rahi
Il pontefice ha sottolineato che «è motivo di grande preoccupazione la situazione in Libano». Ha richiamato l’uccisione di padre Pierre Al-Rahi, parroco maronita di San Giorgio a Qlayaa, colpito mentre soccorreva due feriti in un villaggio del sud del Paese. Nei giorni scorsi, aveva affermato: «Voglia il Signore che il suo sangue sparso sia seme di pace per l’amato Libano».
Con i villaggi al confine che si svuotano, a cominciare da quelli cristiani, e più di settecentomila sfollati nel Paese, Leone XIV ha incoraggiato un sostegno concreto alle istituzioni libanesi: «Auspico cammini di dialogo che possano sostenere le autorità del Paese nell’implementare soluzioni durature alla grave crisi in corso, per il bene comune di tutti i libanesi».
La riflessione sulla fede e l’impegno alla pace
Nella catechesi che ha preceduto l’Angelus, il Papa ha invitato a una fede vigile, capace di illuminare le «oscurità del mondo». Ha ricordato che la fede «non è un atto cieco, un abdicare alla ragione, una sistemazione in qualche certezza religiosa che ci fa distogliere lo sguardo dal mondo», quindi «Al contrario, la fede ci aiuta a guardare dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi…Oggi, in particolare, a fronte delle tante domande del cuore umano e delle drammatiche situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza che segnano il nostro tempo, c’è bisogno di una fede sveglia, attenta e profetica, che apra gli occhi sulle oscurità del mondo e vi porti la luce del Vangelo attraverso un impegno di pace, di giustizia e di solidarietà».