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Amatrice, il commissario Castelli al Quirinale: i numeri della ricostruzione

Amatrice, il commissario Castelli al Quirinale: i numeri della ricostruzione

A dieci anni dal sisma che colpì il Centro Italia, il commissario straordinario Guido Castelli ha consegnato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella il dossier sulla ricostruzione post terremoto. Il report fotografa lo stato del cratere, che interessa 138 Comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, con 1.200 insediamenti urbani e circa 540 mila abitanti. L'area comprende anche il territorio reatino e la città di Amatrice, simbolo del disastro.

Il dossier al Quirinale

«Il presidente ha immediatamente capito il senso di questo momento: è sempre molto attento- spiega Castelli all'uscita dal Quirinale - Abbiamo finalmente superato il giro di boa: e anche se rimangono le criticità delle aree più devastate, finalmente registriamo un bilancio positivo».

I numeri della ricostruzione

Nell’ultimo triennio sono rientrate in casa 5.500 famiglie, pari a 11 mila persone. Ai privati sono stati liquidati oltre 8 miliardi, con 15 mila cantieri conclusi. Lo Stato ha investito 4,85 miliardi su opere pubbliche: il 98% degli interventi (circa 3.700) è stato sbloccato e il 40% risulta in corso o chiuso. È stato inoltre attivato il badge di cantiere per verificare l’adeguatezza delle imprese, certificato introdotto da una legge dello scorso anno e ora utilizzato operativamente.

Servizi, economia e università

Castelli richiama il progetto Next Appennino, che sostiene servizi e iniziative produttive: coinvolge circa 1.500 progetti per 3 miliardi di investimenti. Si registrano segnali di ripresa: +19% di crescita del reddito rispetto al 2021, reddito imponibile complessivo oltre 10,7 miliardi nel 2023 e reddito medio pro capite di circa 22.500 euro. Dodici atenei del Centro Italia hanno aperto centri di ricerca a Teramo, Camerino, Spoleto e Rieti.

Le criticità ancora aperte

«Non significa che va tutto bene- ammette- perché ricostruire è anche prevenire, e quindi noi ricostruiamo solo dopo aver fatto le dovute verifiche che si possa ricostruire in sicurezza, non solo dal punto di vista del rischio sismico ma anche delle verifiche idrauliche». Restano 2 mila famiglie nelle casette, che potrebbero attendere ancora 5-6 anni per una soluzione definitiva. Previsioni? «Non posso farne, ma dico solo che la ricostruzione del post sisma del Friulì durò 19 anni, spero che noi ci impiegheremo meno», afferma il commissario. Finita la fuga dal cratere? «No- conclude Castelli- ma almeno scappano meno- ride- Questo dimostra che è importante ricostruire case ma anche rinforzare il tessuto per dare una prospettiva di permanenza».