Gianni Alemanno, ex ministro ed ex sindaco di Roma, è stato ricevuto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio nella sede di via Arenula. L'incontro, avvenuto dopo la revoca del ricorso del Dap nei suoi confronti, ha riportato al centro il tema della riabilitazione dei detenuti e del sovraffollamento carcerario, con particolare riferimento alla Capitale.
L’incontro al ministero in via Arenula
Alemanno, accompagnato dall’avvocato Edoardo Albertario, ha illustrato al Guardasigilli una serie di criticità che, a suo dire, ostacolano l’avvio di progetti di lavoro, formazione e cultura negli istituti penitenziari. Nel corso del colloquio ha ribadito il ringraziamento per l’attenzione istituzionale ricevuta e ha ricostruito i passaggi del caso personale come esempio delle difficoltà del sistema.
“Ringrazio il ministro Nordio per l’attenzione dimostrata revocando il ricorso del Dap contro la mia persona e concedendomi questo incontro in una sede ufficiale. Insieme all’avvocato Edoardo Albertario abbiamo rappresentato al Ministro tutte le contraddizioni nell’azione di alcuni settori del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) che scoraggiano l’adozione di nuove misure per la riabilitazione dei detenuti nei diversi carceri italiani". Così Gianni Alemanno, ricevuto oggi, insieme all’avvocato Edoardo Albertario, dal ministro Carlo Nordio nella sede del ministero in via Arenula.
Le questioni sollevate su Roma e sul sistema penitenziario
Al centro delle osservazioni figura il Rebibbia Nuovo Complesso, istituto cardine del sistema penitenziario romano. Alemanno ha richiamato l’attenzione anche sugli strumenti di misurazione delle celle, sulle condizioni detentive e sulla carenza di personale al tribunale di Sorveglianza di Roma, elementi ritenuti determinanti per i tempi di risposta alle istanze dei detenuti.
“Per ragioni incomprensibili alcuni dirigenti del Dap preferiscono tenere tutte le carceri italiane in uno stato di paralisi per le iniziative di lavoro, formazione e cultura. E questo si vede innanzitutto nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, dove sono stato recluso per un anno e mezzo, che conta 1.600 detenuti nella Capitale del nostro Paese con un sovraffollamento prossimo al 160%. In più abbiamo evidenziato il problema della misurazione della dimensione delle celle di detenzione, necessaria a stabilire le condizioni inumane e degradanti della detenzione. Ancora oggi - spiega Alemanno - esiste un applicativo del Dap che sovrastima queste dimensioni, impedendo così alle persone detenute di ottenere i benefici previsti in caso di sovraffollamento. Infine abbiamo evidenziato la carenza di personale dei tribunali di Sorveglianza, in particolare quello di Roma, che impedisce di affrontare in tempi brevi le diverse istanze presentate dalle persone detenute".
L’impegno annunciato dal ministro
Secondo quanto riferito dall’ex sindaco, il ministro avrebbe manifestato la disponibilità a intervenire nelle aree di competenza diretta, con l’obiettivo di contribuire alla riduzione del sovraffollamento e di rafforzare i percorsi di reinserimento. Il punto, sottolinea Alemanno, riguarda la sicurezza collettiva attraverso la diminuzione della recidiva.
“Il ministro ha preso atto dei nostri racconti e delle nostre argomentazioni - riferisce Alemanno - impegnandosi ad intervenire su tutti i problemi che sono di sua diretta competenza, con l’intenzione di dare un contributo determinante per ridurre l’ormai insostenibile sovraffollamento delle carceri e combattere il disinteresse che oggi esiste per l’effettiva riabilitazione dei detenuti, obiettivo indispensabile per ridurre la recidiva al crimine e quindi contribuire a tutelare la sicurezza dei cittadini".