L’autonomia abitativa, economica e relazionale, un lavoro, una rete sociale e territoriale stabile aiutano a superare momenti di difficoltà intensi, perché nessuno deve essere lasciato indietro. Ed è proprio su questo concetto che nasce nel quartiere Trullo la casa “Beata Anuarite”, una struttura di accoglienza in semiautonomia per donne vittime di violenza e protette internazionali promossa dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con le suore Francescane ausiliarie laiche missionarie dell’Immacolata e l’Associazione Laicale Missionaria.
Il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha inaugurato la casa “Beata Anuarite”, una struttura dedicata alla Beata CLEMENTINA ANUARITE, una giovane suora dell’attuale Repubblica Democratica del Congo, un’insegnante appartenente alla comunità di Jamaa Takatifu della congregazione delle Suore della Sacra Famiglia. La sua storia è profonda e dolorosa. Nel 1964, insieme ad alcune consorelle, fu rapita da un gruppo di soldati appartenenti alle milizie ribelli e assassinata per aver resistito a un tentativo di stupro.
È proprio a lei, uccisa perché donna e perché ha difeso la sua identità e la sua fede in un clima politico complesso e violento, che è stata dedicata questa struttura. Il compito della casa è di ospitare donne rifugiate, vittime di tratta e sfruttamento, costrette a lasciare i loro Paesi perché in pericolo.
All’inaugurazione, anche il direttore della Caritas diocesana di Roma Giustino Trincia, suor Michela Russo, presidente delle Francescane ausiliarie laiche missionarie dell’Immacolata, e suor Clementina Iezzi, già presidente dell’Associazione Laicale Missionaria.
«In questa casa – ha detto il cardinale Rina – sperimentiamo quella che Papa Francesco chiamava la fantasia dell’amore. Un sentimento che nasce dalla compassione e che poi si mette in movimento, come è successo al Buon samaritano, generando tutta una serie di azioni e di gesti che vanno dall’occhio che guarda, alle ferite da sanare, al corpo da mettersi sulle spalle. Le due aggregazioni missionarie e la nostra Caritas diocesana hanno aperto il cuore, hanno aperto l’orecchio e hanno dato vita a questa realtà: un luogo in cui c’è spazio per tutti e c’è spazio per l’impegno di tutti».
L’indipendenza prima di tutto. La casa per le donne costrette a lasciare i loro Paesi
L’indipendenza è il primo obiettivo da raggiungere per un’autonomia piena e questo progetto, con l’appartamento di semiautonomia, si inserisce nell’ambito di un percorso di promozione sociale pensato per donne che, dopo una prima fase di accoglienza protetta in comunità o centri antiviolenza, iniziano a prendere in mano la loro vita e vivere in modo più indipendente ma con un supporto ancora attivo, per consolidare la loro posizione lavorativa, economica e familiare al fine di divenire pienamente autonome e autosufficienti nella soddisfazione delle proprie necessità e bisogni.
Casa “Beata Anuarite” è parte di un sistema più vasto di semiautonomia promosso dalla Caritas diocesana di Roma nella Capitale, con la disponibilità di 13 appartamenti che, nel corso del 2024, hanno accolto 84 persone, 35 delle quali minorenni, con 6 nuclei familiari.