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Addio ai "vecchi" medici di famiglia? Tra boom di visite e riforma (VIDEO)

Addio ai "vecchi" medici di famiglia? Tra boom di visite e riforma (VIDEO)

Mal di gola, raffreddore, febbre, tosse ed è subito la corsa dal medico di medicina generale. Mezza Italia è a letto con l’influenza e gli esperti dicono che il picco ancora deve arrivare. Bisogna preoccuparsi o è semplicemente, per così dire, un male di stagione? Lo siamo andati a chiedere direttamente a Giacomo Cracchiolo, medico di medicina generale.

È una malattia stagionale che esiste da sempre, viene tutti gli anni e quindi non è una novità che a gennaio e febbraio si possa avere qualche giorno di febbre, ahimè, anche alta, come 38 o 39. La gente legge questi valori sul termometro e si allarma, ma fa parte del quadro clinico dell'influenza. Febbre improvvisa, sintomi sistemici, dolori, stanchezza e sintomi respiratori, come mal di gola, tosse e naso chiuso. Queste sono le tre componenti della sindrome influenzale e uno deve aspettarsele e deve aspettare che passino, non necessariamente ricorrendo al medico né tantomeno al pronto soccorso.”

Pronto soccorso affollati

I dati crescenti dei pazienti affetti da influenza da ogni tipo sono lo specchio della grave difficoltà in cui si trovano i sistemi di emergenza urgenza con un aumentato accesso di pazienti anche con una banale influenza - Mario Guarino, Vicepresidente nazionale SIMEU -. Questo determina un sovraffollamento che non consente al personale, ai medici ed infermieri di emergenza-urgenza di occuparsi dei pazienti gravi che hanno bisogno della loro specialità e che potrebbero invece trovare una risposta adeguata sul terreno. La società scientifica è impegnata nel ricavare dati su questo argomento e nel proporre soluzioni nelle sedi più opportune.

Il medico di medicina generale è la prima linea che il paziente ha per risolvere i propri problemi di salute”, aggiunge il dottor Cracchiolo. Durante la pandemia da Covid-19, spesso si è letto dell’affanno dei pronto soccorso e degli studi medici, ma è un fenomeno che ancora oggi persiste e continua a farsi sentire anche nel caso di un’influenza. Infatti si parla – giocando le parole – di un eccesso di accessi che per una parte dipende dall’incapacità di gestirsi autonomamente la propria influenza, qualora possibile, e dall’altra dalla carenza di personale che sempre più preoccupa questo comparto."

Spesso c'è un eccesso di accessi, anche per motivi banali che il paziente potrebbe risolvere senza richiedere consulti medici. Non è che non si voglia curare l’influenza o il raffreddore, tanto più che il medico di medicina generale adesso ha delle incombenze burocratiche sempre più crescenti che già levano tempo alla cura dei pazienti. Curare anche malattie, fortunatamente nella maggior parte dei casi banali, ci fai perdere ancora più tempo.”

Mancanza di personale. Perché?

La mancanza di personale, però, non ha un’unica causa: è diversa in base – tra gli altri fattori - all’esperienza che si ha alle spalle come medico, e quindi all’età.

Per quanto riguarda le persone più avanti negli anni, ossia chi fa questo mestiere da più tempo, probabilmente ha snaturato questo lavoro. Prima faceva il medico, curava le persone, dava le terapie, si occupava prevalentemente di prevenzione, diagnosi e cura. Adesso invece si ha un carico burocratico molto aumentato e praticamente passiamo i giorni tra carte e certificati, piani terapeutici, a controllare regole di prescrizione, note prescrittive. Per i giovani è un altro discorso perché sanno qual è il lavoro del medico, quindi con la burocrazia e tutto quello che è.”

Ed è qui che subentra la riforma tanto discussa in questi giorni. Presto dovremo dire addio ai “vecchi” medici di famiglia.

Riforma dei medici di base

C’è una riforma con cui il governo punta a trasformare i sanitari da liberi professionisti a dipendenti del servizio sanitario nazionale e assegnali dai distretti del territorio alle oltre 1.400 Case di Comunità. Chi opera già come libero professionista, potrà scegliere di rimanere tale, ma dovranno obbligatoriamente prestare servizio alla sanità territoriale per un tot numero di ore a settimana. Mentre il percorso di specializzazione per i futuri dottori cambierà, ma con i dovuti dubbi del caso.

All'attività in studio dovrebbe essere aggiunta un'attività parallela da in queste strutture ASL per un tot di ore a settimana, però non si sa bene che tipo di attività si andrà a fare. Non si sa bene come vengano conteggiate queste ore, se manterremo lo status di liberi professionisti nello studio e dipendenti nelle case di comunità, oppure solo dipendenti. Però come dipendenti avremo diritto a quello che ha diritto il dipendente, quindi malattia, ferie, quindi quello che adesso non abbiamo. È un periodo di transizione incerto e quindi nessuno penso accetti di firmare un contratto senza sapere bene cosa andrà a fare, quanto andrà a guadagnare, insomma senza conoscere le condizioni precise di lavoro.”

Rapporto con i "nuovi" medici

E per quanto riguarda il rapporto con il medico di famiglia? Cambierà anche quello e verrà in parte spersonalizzato, ma anche qui ci sono vantaggi e svantaggi. “L'idea è quella di portare il medico di famiglia nei pressi di ASL in modo che ci sia una presenza del medico tutto il giorno, nelle 24 ore. Ovviamente questo leva il fatto che il paziente abbia un medico di riferimento: una persona va a presidio ASL e trova un medico di turno e verrà visitato da lui, non dal suo medico di famiglia come è abituato a fare.”