Condanna a dieci anni per un uomo riconosciuto colpevole di violenza sessuale sulla figlia minorenne. Secondo la ricostruzione del Tribunale, l’abuso si sarebbe consumato tra il 2023 e il 2025, con l’ulteriore aggravante della cessione di stupefacenti alla ragazza. La vittima, indicata come Livia (nome di fantasia), ha denunciato il padre dopo essere riuscita a fuggire di casa.
La sentenza
Il giudice ha disposto la reclusione dell’imputato, 45 anni, per un arco temporale di dieci anni, ritenendolo responsabile di abusi protratti nel tempo e di aver offerto alla figlia marijuana, accettata da lei una sola volta. Dalle motivazioni emerge un quadro di soggezione e minaccia, nel quale il genitore avrebbe imposto alla minore richieste di natura sessuale, anche in cambio di denaro o di permessi per uscire.
La ricostruzione dei fatti
Il calvario sarebbe iniziato nel maggio 2023, pochi mesi dopo i funerali della madre della ragazza. In una delle prime occasioni contestate, l’uomo avrebbe lasciato dieci euro sul comodino per poi pronunciare la frase: «Questa è la tua ricompensa per esserti fatta toccare». Secondo gli atti, le richieste sarebbero proseguite con modalità simili, fino a episodi di violenza veri e propri. La giovane avrebbe più volte implorato di smettere; il padre, invece, avrebbe ribadito: «Dai tutto a papino, che sei brava».
La denuncia e il percorso giudiziario
Nel gennaio 2025 la ragazza è riuscita a scappare e a rifugiarsi da un’amica, trovando subito dopo la forza di rivolgersi alle autorità. Si è costituita parte civile con gli avvocati Mirko Mariani e Mara Locoro. L’uomo è ora in carcere. La decisione del Tribunale, basata sulle dichiarazioni della giovane e sugli elementi raccolti durante le indagini, ha riconosciuto il grave contesto di coercizione e il ruolo della droga quale ulteriore mezzo di asservimento.