Nel Lazio tornano al centro del dibattito i dati sulle interruzioni volontarie di gravidanza, che mostrano un andamento in lieve ma costante crescita negli ultimi anni.
Aborti nel Lazio e a Roma: crescono i dati, l’8% ha meno di vent’anni
Crescono i dati, l’8% ha meno di vent’anni, ma non solo. Secondo la Relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della Legge 194/1978, pubblicata lo scorso 24 marzo, nel 2023 sono state registrate 7063 IVG nella regione, con un incremento dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un dato che conferma l’interruzione del trend in calo che aveva caratterizzato oltre un decennio. Nel 2021, infatti, le interruzioni erano state 6929, mentre nel 2022 si era già saliti a 7049. Il lieve aumento del 2023 consolida quindi una fase di stabilizzazione, se non di crescita, del fenomeno. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la distribuzione per età. Delle 7063 interruzioni registrate, 222 hanno riguardato ragazze minorenni, pari al 3,1% del totale. Una percentuale che colloca il Lazio tra le regioni italiane con i valori più alti, subito dopo Sicilia (4%), Molise (3,8%) e Liguria (3,6%).
Entrando nel dettaglio, i casi che coinvolgono giovanissime sotto i 15 anni sono stati 10, pari allo 0,1% del totale. Nella fascia tra i 15 e i 19 anni, invece, si registrano 539 interruzioni, che rappresentano il 7,6%. Questo significa che complessivamente circa l’8% delle IVG nel Lazio riguarda donne con meno di 20 anni, un dato che continua a suscitare attenzione sia sul piano sanitario che sociale.
Le percentuali più alte si concentrano tuttavia nelle fasce di età adulte. Tra i 20 e i 24 anni si contano 1231 casi (17,4%), mentre tra i 25 e i 29 anni si arriva a 1360 (19,3%). Il picco si registra nella fascia 30-34 anni, con 1537 interruzioni, pari al 21,8% del totale. Numeri molto simili anche per le donne tra i 35 e i 39 anni, con 1523 casi (21,6%).
Più contenuti, invece, i dati relativi alle fasce di età più avanzate: tra i 40 e i 44 anni si registrano 775 interruzioni (11%), mentre tra le over 45 si contano 88 casi, pari all’1,2%. Nel complesso, i dati evidenziano una distribuzione ampia e trasversale per età, ma anche segnali che riaccendono il dibattito pubblico sull’accesso ai servizi, sulla prevenzione e sull’educazione sanitaria. La fotografia del 2023 restituisce dunque un quadro complesso, in cui numeri e percentuali diventano strumenti fondamentali per comprendere le dinamiche sociali e orientare le politiche future.