Per la 25esima edizione di Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma dal 4 all'8 dicembre 2026 alla Nuvola di Roma, inizia il conto alla rovescia. Gli organizzatori hanno terminato le operazioni di istruttoria e di valutazione delle domande di partecipazione. Nelle ultime settimane, però, oltre alla grande attesa, c'è stato anche un acceso scontro politico-istituzionale.
La selezione degli espositori: i numeri
Nel corso della giornata sono state inviate sia le comunicazioni di ammissione sia quelle di diniego. Sulla base degli spazi fisici disponibili nel centro congressi dell'Eur, sono stati ammessi circa 300 espositori (l'elenco ufficiale è già consultabile sul sito plpl.it), ai quali si sommeranno, come di consueto, le case editrici ospitate all'interno degli stand collettivi promossi dalle Regioni.
A fronte di un elevatissimo volume di richieste che ha superato la capienza massima consentita dalla struttura, 34 domande non hanno potuto essere accolte. Secondo quanto specificato dalla Fiera, per preservare e valorizzare la ricchezza bibliografica e la biodiversità culturale della piccola e media editoria, la commissione ha applicato criteri stringenti: la priorità è stata accordata ai soggetti che svolgono l'attività editoriale come professione prevalente, con particolare attenzione agli associati di AIE (Associazione Italiana Editori) e ADEI (Associazione Degli Editori Indipendenti) e a chi aveva già preso parte con un proprio stand alle passate edizioni. Sono state inoltre escluse a priori le richieste giunte oltre i termini di scadenza prestabiliti.
Il nodo dei "valori antifascisti" e la retromarcia sul modulo
Dietro ai freddi dati numerici dell'organizzazione si cela, però, il dibattito culturale che ha dominato le pagine dei giornali nelle scorse settimane. Al centro della contesa c'era l'introduzione, all'interno dei moduli di iscrizione per l'edizione 2026, di una dichiarazione esplicita di adesione ai valori antifascisti della Costituzione. Una scelta che ha innescato polemiche roventi, sollevando accuse di "censura" e "patentino ideologico" da parte di esponenti di governo (tra cui la stessa premier Giorgia Meloni e il Ministro della Cultura Alessandro Giuli) e che ha poi spinto l'AIE a una parziale retromarcia, ammettendo anche gli editori che non avevano firmato la clausola.
Nel comunicato diffuso per l'occasione, la Fiera ha voluto fare chiarezza sulla questione, affrontando l'eco mediatica delle reazioni sollevate:
"Le reazioni suscitate nei giorni scorsi dalla dichiarazione con cui la Fiera ha richiamato i valori antifascisti, nel quadro dei principi sanciti dalla Costituzione, hanno evidenziato come un messaggio, che nelle intenzioni degli organizzatori voleva richiamare un patrimonio comune di valori, sia stato invece interpretato da alcuni come una posizione diversa da quella che si intendeva esprimere."
La presidenza e gli organizzatori tengono a precisare che questo polverone ha rappresentato sì "un'occasione di riflessione" sulla percezione pubblica della comunicazione, ma che questo non sposta di un millimetro i principi identitari ai quali la fiera si ispira fin dalla sua nascita.
Verso dicembre: uno spazio di confronto
Nonostante il clima di forte scontro politico, la rassegna ribadisce il proprio mandato originario: rimanere un luogo neutrale e ospitale, "aperto al pluralismo delle idee, al confronto e alla libertà editoriale".
L'obiettivo è ora quello di superare le divisioni e convogliare le fratture emerse in un dialogo costruttivo. Proprio per questo, gli organizzatori hanno annunciato che le tensioni e i temi emersi in questa sessione estiva non saranno insabbiati, ma diventeranno il cuore pulsante di incontri, dibattiti e tavole rotonde programmati all'interno del calendario ufficiale della manifestazione a dicembre.